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10 dicembre 2016

L'ILVA DI TARANTO E' COME UNA MITRAGLIATRICE CHE SPARA SULLA FOLLE INERME.

Tratto da Youtube 
Le considerazioni del dottore Agostino di Ciaula coordinatore del Comitato scientifico nazionale Isde, nonché referente per la Puglia di Medici per l’Ambiente.Guarda il video 

Taranto: Le minacce del benzo(a)pirene, la salute dei bambini"

Tratto da Peacelink
L'inquinamento e le interferenze delle emissioni industriali sul sistema cognitivo

Benzo(a)pirene, oggi emergono nei bambini di Taranto i danni provocati nel 2010

A sei anni dalla presentazione del Dossier “Non legiferare contro-natura. Le minacce del benzo(a)pirene, la salute dei bambini". Cosa è accaduto negli embrioni e nei feti che si sono formati nel 2010 nel quartiere Tamburi di Taranto?
10 dicembre 2016 - Alessandro Marescotti
Era il 1 febbraio 2011 ed eravamo a Roma davanti ai parlamentari della Commissione Bicamerale infanzia per spiegare i danni che potevano essere arrecati ai bambini con il dlgs 155/2010.
PeaceLink, con il supporto scientifico della dott.ssa Annamaria Moschetti e delle associazioni dei pediatri, consegnò un dossier alla Commissione Bicamerale per l'Infanzia e l'adolescenza in cui si evidenziava che il decreto legislativo 155/2010 creava condizioni di pericolo per l'infanzia.
Il 13 agosto 2011 infatti il governo, con il decreto legislativo 155/2010, consentiva di emettere benzo(a)pirene oltre il limite di legge, che fino ad allora era stato di 1 ng/m3. Non è difficile immaginare l'impatto che ciò può avere provocato sui bambini del quartiere Tamburi che oggi sono iscritti alla scuola primaria.
Il dossier che presentammo aveva un titolo attualissimo: “Non legiferare contro-natura. Le minacce del benzo(a)pirene, la salute dei bambini".
Oggi abbiamo delle conferme che - dopo alcuni anni - qualcosa è avvenuto, qualcosa purtroppo di negativo.Bambini malati di tumore
Lo studio Sentieri dell'ISS attesta un +54% di tumori infantili a Taranto rispetto al dato regionale.
Oggi emergono anche disturbi dell'aprendimento e dell'attezione nei bambini più ci si avvicina all'ILVA.
I problemi di natura cognitiva sono evidenziati dall'ISS nel recente studio (presentato a Roma con modalita comunicative che sembravano voler accomunare Taranto e Roma in un "mal comune mezzo gaudio" dato che sono entrambe inquinate) "Valutazione dell'esposizione di gruppi di popolazione residente in aree della città di Taranto prossime allo stabilimento Ilva, a confronto con aree non impattate dalle emissioni dell'Ilva stessa e del possibile impatto sulla salute riproduttiva femminile e su funzioni cognitive in popolazioni pediatriche".La formazione dell'embrione e del feto, le fasi di maggiore vulnerabilità sono evidenziate nel grafico.

Nel 2011 documentammo, grazie alla relazione della dott.ssa Annamaria Moschetti e alla consulenza delle associazioni dei pediatri oltre che dell'ISDE, che l'inquinamento poteva avere anche un impatto sul sistema cognitivo, sulla formazione della funzionalità del sistema nervoso degli embioni, dei feti e dei bambini.
Sarebbe utile proporre tutti quanti una biobanca per conservare per i bambini di Taranto un campione di liquido amniotico, di cordone ombelicale e di placenta per capire in quali condizioni è avvenuta la gravidanza di studenti con disturbi di apprendimento.
E' proprio nella prima fase della gravidanza che si forma il sistema nervoso (ad esempio la mielinizzazione delle fibre si realizza con ritmo lento a partire dalla 12a settimana di gestazione) e questa è la fase più delicata e fragile nella quale l'interferenza degli inquinanti neurotossici si può far sentire con maggiore danno. 
La formazione dell'embrione e del feto, con le fasi di maggiore vulnerabilità, sono evidenziate nel grafico sopra riportato.
Fino ad ora è emerso un danno sui bambini che ha impattato in un aumento dei tumori, ma è bene cominciare a capire meglio anche qual è stato il danno inflitto alle capacità di apprendimento e qual è stata la perdita di quoziente di intelligenza. Negli studi degli psicologi (che hanno lavorato per l'ISS) è emerso un quadro critico che andrebbe valutato perché la salute dei bambini passa anche per la tutela del loro potenziale cognitivo, minacciato dagli inquinanti neurotossici.
Nell'urina delle donne di Taranto l'ISS ha trovato IPA in eccesso. E gli IPA hanno una funzione non solo cancerogena e genotossica. Agli IPA sono associati anche effetti sul sistema nervoso.

09 dicembre 2016

Polonia, cittadini e ong bloccano la più grande centrale a carbone d’Europa:“Sul carbone le comunità locali devono essere ascoltate”

Tratto da Lifegate
Un tribunale ha accolto il ricorso della popolazione locale e delle ong ecologiste contro la costruzione della più grande centrale a carbone dell’Unione europea.

“Sul carbone le comunità locali devono essere ascoltate”


La più grande centrale a carbone d’Europa non verrà costruita. Il tribunale di Gdansk, in Polonia, ha revocato il permesso per edificare l’impianto, oggetto di forti contestazioni da parte dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. “Si tratta di una vittoria per gli abitanti della zona e per le ong che si sono battute contro questa centrale”, ha commentato ClientEarth, una delle organizzazioni che si è opposta al progetto.

La centrale avrebbe emesso 8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno
A convincere i giudici a dire no alla costruzione è stato il fatto che, a loro giudizio, l’autorità regionale che ha gestito il processo di concertazione, la Starosta Tczewski, non ha agito secondo quanto imposto dalla legge. In particolare, la partecipazione dei cittadini nel processo decisionale è stata resa troppo difficile.
Il mega impianto da 1600 megawatt, che avrebbe dovuto essere edificato nel nord della Polonia, avrebbe rappresentato il più grande del suo genere sul territorio dell’Unione europea. Capace di bruciare 3.7 milioni di tonnellate di carbone all’anno, emettendo in questo modo circa 8 milioni di tonnellate di CO2. Numeri che hanno provocato la dura opposizione soprattutto da parte della popolazione locale, preoccupata per le conseguenze sulla salute umana e sulle terre agricole circostanti.
Polonia carbone

“Sul carbone le comunità locali devono essere ascoltate”

Assieme alle ong, si è deciso quindi di costituire la Coalizione Stop Ep, che ha studiato il dossier ed evidenziato nel corso del tempo numerose mancanze. Basti pensare che la Polenergia, ovvero l’investitore che avrebbe voluto costruire la centrale a carbone, spiega ClientEarth, “non aveva fornito indicazioni in merito al possibile impatto negativo dell’impianto a livello idrico”.
“La decisione della corte – ha osservato Malgorzata Smolak, avvocato che per l’associazione ha curato il ricorso – conferma che le comunità locali devono avere voce in capitolo su progetti di questo tipo”. A questo punto non è escluso un appello da parte di Polenergia, ma la bilancia sembra pendere decisamente dalla parte degli ambientalisti.

08 dicembre 2016

Di Caprio da Trump: “Ecco il piano green per rilanciare l’economia”

Tratto da La Stampa

Di Caprio incontra Trump: “Ecco il piano green per rilanciare l’economia”

L’attore ricevuto dal presidente eletto a New York: sul tavolo una strategia per creare migliaia di posti di lavoro con le rinnovabili e l’energia pulita
Leonardo DiCaprio e il responsabile della fondazione che porta il suo nome sono stati ricevuti mercoledì alla Trump Tower della causa che più sta a cuore alla star di Revenant, il cambiamento climatico; e hanno presentato al presidente eletto, Donald Trump, un progetto sulla tutela ambientale come strumento per rilanciare l’economia. L’attore premio Oscar e Terry Tamminen, amministratore delegato della Leonardo DiCaprio Foundation (LDF), hanno incontrato Trump, la figlia Ivanka e altri uomini del “transition team” facendo una presentazione su come, concentrandosi sulle rinnovabili e l’energia pulita si possano creare migliaia di posti di lavoro. 

L’incontro è avvenuto nelle stesse ore in cui Trump sceglieva il procuratore generale dello stato dell’Oklahoma, Scott Pruitt, come prossimo capo dell’Epa, l’Environmental Protection Agency. Pruitt ha la fama di essere uno che nega il cambiamento climatico, è considerato vicino all’industria dei carburanti fossili; e da procuratore generale, ha presentato diversi ricorsi legali contro l’Epa, compreso uno, in attesa di verdetto, volto ad annullare il «Clean Power Plan», il piano sull’energia pulita al centro della strategia sull’ambiente del presidente uscente Barack Obama. La sua nomina dunque è un chiaro tentativo di smantellare le politiche ambientali dell’amministrazione Obama. Del resto Trump ha detto che il cambiamento climatico è una «bufala» inventata dalla Cina per ostacolare l’economica americana e ha minacciato di far uscire gli Usa dall’accordo sul clima di Parigi. 

Dopo l’incontro, Tamminen ha diffuso una dichiarazione alla stampa americana spiegando di aver «presentato al presidente eletto e ai suoi consiglieri un quadro -che LDF ha messo a punto con la collaborazione delle più importanti voci economiche e dell’ambientalismo - che spiega come mettere in moto una ripresa economica in tutti gli Usa che sia centrata su investimenti ed infrastrutture sostenibili. La nostra conversazione -prosegue la nota- si è concentrata su come creare posti di lavoro sicuri, per gli americani nella costruzione e gestione di una generazione energetica rinnovabile, e pulita tanto commerciale che residenziale». 

Greenreport : Con la riforma dell’EU emissions trading system più di 230 miliardi di sussidi alle industrie inquinanti

Tratto da Greenreport 

emissioni ets carbonio carbone co2

Con la riforma dell’EU emissions trading system più di 230 miliardi di sussidi alle industrie inquinanti

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Corporate Europe Observatory (Ceo) ha pubblicato oggi il rapporto “Carbon Welfare” dal quale emergono cifre clamorose: «La riforma dell’ EU emissions trading system  EU-Ets) potrebbe dare più di 230 miliardi di euro di sussidi alle industrie ad alta intensità energetica»,
Il rapporto arriva prima del voto della prossima settimana del Parlamento europeo sulla pianificata  riforma  dell’EU-Ets e sottolinea che «Gli emendamenti presentati includono ulteriori sovvenzioni alle industrie pesantemente inquinanti, come il settore siderurgico ed energetico».
Il rapporto svela le fortissime pressioni fatte dai più grandi inquinatori industriali dell’Ue  per ottenere privilegi  nella prossima versione del sistema EU.Ets per il periodo 2021 –  2030.  Ceo denuncia: «Gli sforzi della lobby, guidata dal gigante petrolifero Shell, dalla compagnia globale dell’ acciaio ArcelorMittal e dall’associazione dell’industria siderurgica dell’Ue  Eurofer, si sono tradotti in un volume previsto di quote di emissione gratuite del valore di oltre 175 miliardi di euro durante questo periodo. Allo stesso tempo, le stesse companies  che hanno premuto con successo per ottenere queste dispense chiedono anche un abbuono EUI-Ets legato alle bollette dell’energia elettrica che potrebbe valere fino a 58 miliardi di euro».
Il co-autore del rapporto, Oscar Reyes, spiega che «La riforma dello  scambio delle emissioni dell’Unione europea si sta rivelando un carbon welfare scheme per gli inquinatori, mentre alla gente comune viene chiesto di pagare il conto».
Altre falle si sono aperte a causa dell’influenza esercitata su molti  Parlamentari europei dai lobbysti che rappresentano gli interessi dell’industria dei loro Stati membri. Ceo fa l’esempio di produttori di alluminio che «Hanno premuto con successo sul governo italiano per proporre un sistema di indennizzo dell’energia elettrica nel Consiglio europeo, mentre diversi deputati italiani hanno proposto modifiche nello stesso senso in Parlamento».
Corporate Europe Observatory spiega come funziona la cosa: «In una relazione al Parlamento europeo che ha preceduto il voto in commissione ambiente sugli emendamenti proposti, il relatore e scozzese ed eurodeputato conservatore Ian Duncan  ha incluso una deroga di 1.7 miliardi di euro per i produttori di petrolio off-shore. D’altronde aveva già promesso di per proteggere l’industria petrolifera e del gas scozzese dalla “minaccia” delle misure ambientali dell’Ue. Un altro deputato europeo che è stato intervistato per il rapporto ha parlato della pressione esercitata dai lobbyisti sui membri del Parlamento in riunioni a porte chiuse».
L’altra autrice del rapporto Belén Balanyá,  conclude: «La revisione della direttiva EU-Ets ha rappresentato una perfetta opportunità per i lobbisti per erodere l’azione climatica dell’Ue. Anche piccole modifiche al modo in cui vengono distribuiti i permessi di inquinamento possono tradursi in milioni di profitti dell’industria o di risparmi. Invece di far pagare i grandi inquinatori, ora  l’EU-Ets sembra destinata ad aumentare i loro profitti».

07 dicembre 2016

Alessandro Marescotti :I bambini che vivono vicino all'ILVA hanno difficoltà di apprendimento e di attenzione

Tratto da Peacelink
Presentata oggi una ricerca a Roma

I bambini che vivono vicino all'ILVA hanno difficoltà di apprendimento e di attenzione


"Riduzione del Quoziente di Intelligenza rilevata con la batteria WISC (Wechsler Intelligence Scale for Children) nelle aree di Tamburi e Paolo VI, rispetto alle aree a maggiore distanza dalle sorgenti di emissione", si legge sullo studio dell'Istituto Superiore della Sanità.
7 dicembre 2016 - Alessandro Marescotti
A Taranto i bambini che vivono più lontano dall'ILVA hanno un Quoziente di Intelligenza più alto.
Quoziente di Intelligenza, test di iperattività, disturbi dell’attenzione e del comportamento sociale: i bambini che vivono vicino all'ILVA presentano maggiori problemi. In particolare una ricerca dell'IIS presentata oggi a Roma riscontra difficoltà di apprendimento e di attenzione più elevate rispetto agli altri bambini che vivono più lontano dall'ILVA.

In particolare: riduzione del Quoziente di Intelligenza rilevata con la batteria WISC (Wechsler Intelligence Scale for Children) nelle aree di Tamburi e Paolo VI, rispetto alle aree a maggiore distanza dalle sorgenti di emissione. Nonostante i metalli pesanti non presentino valori elevati nei bambini (questo affermano i ricercatori che oggi presentano a Roma i dati della ricerca condotta a Taranto) si constata un aumento di iperattività e tratti psicopatologici (ansia e depressione), riduzione dell’attenzione e alterazione del comportamento sociale, rilevati con le batterie CANTAB (Cambridge Neuropsychological Test Automated Battery), CBCL (Child Behavior Checklist) e SRS (Social Responsiveness Scale), nelle aree di Tamburi, Paolo VI, Statte rispetto alle aree a maggiore distanza dalle sorgenti di emissione.Campagna sui bambini a Taranto
Mi chiedo come mai solo ora queste indagini siano svolte quando era evidentissimo che c'erano problemi di disturbo dell'apprendimento nei bambini del quartiere Tamburi. Lo notavano tutti di insegnanti di buon senso.
E mi chiedo perché non siano stati fatti in passato test sui metalli pesanti sui bambini nonostante l'ILVA dichiarasse livelli emissivi di metalli pesanti che non avevano riscontro in altre industrie italiane.
Taranto aveva bisogno di controlli sui bambini almeno dieci anni fa, e questo non è stato fatto.
Nelle scuole non sono state fatte neppure le spirometrie ai bambini.
 
Il risultato è che oggi manca una serie storica di raffronto per confrontare la presenza di metalli pesanti nel sangue e nelle urine dei bambini.
La mancanza di una serie storica di raffronto è evidenziata nella ricerca presentata oggi a Roma.

Ricordo che lo studio Sentieri sui bambini ha riscontrato un +54% di tumori nei bambini di Taranto rispetto alla media regionale.
Queste cose si vengono a sapere solo ora mentre dieci anni fa era assolutamente normale far vivere i bambini e le mamme nel quartiere Tamburi.
QI a Taranto nei bambini: è più elevato nelle zone più distanti dall'ILVA  
La notizia che in queste ore sta passando ("dati di biomonitoraggio nella norma") è l'esatto opposto di quella che dovrebbe preoccupare una comunità. Quello che infatti emerge drammaticamente è che il quoziente di intelligenza dei bambini di Taranto è più elevato se si sta lontani dalla fabbrica. Eppure stanno dando una versione tranquillizzante della ricerca dell'ISS presentata a Roma, da cui è tratto questo diagramma che vedete qui a destra. Un diagramma terribile. L'ISS annota che forse l'effetto negativo sul cervello e sulle sue funzioni cognitive è avvenuto nella fase prenatale.
Cosa si evince da questo diagramma?
Si evince che bambini vicini a #Ilva hanno Quoziente di Intelligenza (QI) più basso. Ecco i dati presentati a Roma con aria tranquillizzante. Ma è normale che il valore più basso del QI dei bambini che vivono a Talsano (il quartiere di Taranto più lontano dall'ILVA) sia più elevato del valore medio del QI dei bambini del quartiere Tamburi (il quartiere di Taranto più vicino all'ILVA)?
Sollevai nel 2012 il problema del rapporto fra QI e inquinamento in un convegno di Arpa in cui ero stato invitato come relatore, avvalendomi della consulenza scientifica della dott.ssa Annamaria Moschetti.
Come insegnante posso testimoniare che i ragazzi che provengono dal quartiere Tamburi presentano generalmente più problemi di apprendimento dei ragazzi che provengono dalla provincia di Taranto (che pure presenta livelli di deprivazione socioculturale elevati e paragonabili a quelli del quartiere Tamburi).
Gli insegnanti dell'Istituto professionale Archimede di Taranto (che raccoglie molti adolescenti del quartiere Tamburi) lo sanno meglio di me.

06 dicembre 2016

"Muoviamo l'Europa":Centomila firme per far pagare chi inquina

Tratto da  Il Cambiamento

Centomila firme per far pagare chi inquina

Sta galoppando verso le centomila firme la petizione che la settimana prossima sarà consegnata ai membri della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo per far sì che, finalmente, chi inquina paghi, ma paghi salatissimo.

Centomila firme per far pagare chi inquina
Anima dell'iniziativa è WeMove.eu, il movimento "Muoviamo l'Europa", che ha trovato il supporto di Climate Action Network, WWF, Sandbag, Carbon Market Watch e Oxfam.
«Coloro che inquinano non possono più passarla liscia – scrivono sulla petizione i membri di WeMove.eu - bisogna agire perché scontino tutti i danni inflitti alla nostra salute, al clima, all’ambiente». Le firme saranno consegnate la prossima settimana alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo che deve pronunciarsi su una proposta di legge che fissi un prezzo per le emissioni di carbonio. «Con questo voto - dicono da WeMove - si sostiene la nuova riforma delle politiche sul clima, si sollecita la definizione di un prezzo giusto sulle emissioni di anidride carbonica e si agisce contro la minaccia del cambiamento climatico. Non dobbiamo permettere che le lobby industriali dettino legge sulle politiche europee».
«Quando qualcuno fa un danno ci si aspetta che rimedi. Ma quando le imprese inquinano per aumentare i loro profitti siamo noi che paghiamo costi enormi in termini di salute, danni all’ambiente e in soldi che vanno alle tasse. Occorre che le aziende che inquinano paghino e rivedano le loro modalità. Il prezzo che pagano è troppo basso e questo è misura di un sistema sbagliato che va sanato. La Commissione per l’ambiente del Parlamento Europeo sta per pronunciarsi su un voto decisivo in merito a una proposta di legge seria che fissi un prezzo per le emissioni di carbonio. Abbiamo una possibilità concreta di far pagare le industrie e le centrali elettriche per l’inquinamento che producono e che sta distruggendo il clima, ma se non agiamo subito prevarrà una legge debole che congelerà i nostri intenti per i prossimi 15 anni. L’esito dell’imminente votazione è incerto. In questa Commissione ci sono 72 membri. Sappiamo che 18 membri del Parlamento Europeo voteranno per una legge forte, ma sappiamo anche che 18 si opporranno. I restanti potranno votare l’una o l’altra alternativa e abbiamo ragione di allarmarci: dopo l’elezione di Donald Trump, gli umori sono a terra in Commissione e le speranze in una legge forte stanno svanendo. Il futuro della lotta in Europa per il cambiamento climatico è in bilico ed è qui che noi entriamo in gioco! Inonderemo i social media dei membri del Parlamento indecisi di parole di incoraggiamento e sollecitazioni all’azione. La nostra petizione arriverà nei loro uffici. Le nostre 100.000 voci diventano una sola, rivolta direttamente ai nostri rappresentanti eletti per renderli consapevoli di quanto conti far pagare i danni dell’inquinamento e quanto essenziale sia la lotta alla crisi climatica. Unisciti ora e cogli l’occasione per chiamare all’azione i parlamentari europei interni alla Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) e spingerli a sostenere la riforma del sistema europeo di scambio di quote di emissione per il periodo 2021-2030».
«In particolare chiediamo loro di:
- Mobilitarsi per ridurre le emissioni più velocemente, raggiungere obiettivi più ambiziosi e ampliare con gradualità i traguardi,
- Annullare in modo permanente le licenze di emissioni concesse, che hanno portato a ribasso il prezzo del carbone consentendo alle industrie di rilasciare gas a prezzo più basso,
- Non dare soldi alle industrie che inquinano ma, al contrario, costringerle a pagare, opponendosi al conferimento di licenze destinate ad aziende che ricorrono al combustibile fossile.
- Destinare il denaro ricavato dalle nuove politiche ambientali al campo dell’energia rinnovabile e all’adozione di misure di supporto a soggetti che le necessitano come: chi lavora in Europa e ha bisogno di aiuto nella fase di transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e i soggetti vulnerabili che stanno già subendo conseguenze legate alla situazione climatica nei paesi in via di sviluppo».

05 dicembre 2016

I MEDICI DI PISTOIA NON HANNO DUBBI: GLI INCENERITORISONO DANNOSI

Tratto da  Linee Future
Nel convegno promosso dall’Ordine dei Medici è stato riaffermato che l’ambiente è il primo fattore di causa nello sviluppo di malattie e gli inceneritori sono una minaccia dimostrata per la salute dei cittadini
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PISTOIA.Era stato concepito come un normale corso di formazione professionale, ma è poi risultato un convegno di alta valenza scientifica, grazie alla qualità dei relatori e alle evidenze documentate da recenti lavori di ricerca, conseguite in anni di studio.
I lavori sono stati aperti dal saluto del Vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) Maurizio Scassola che ha chiesto la lettura dell’articolo 5 del codice deontologico per la professione medica nel quale è indicato un precetto fondamentale per ogni medico che deve perseguire la tutela della salute adoperandosi “… per una pertinente comunicazione sull’esposizione e sulla vulnerabilità a fattori di rischio ambientale”.
Chiaramente, qualora l’ambiente sia inquinato da polveri fini e/o microinquinanti organici (diffusi nella catena alimentare) la salute dei cittadini è colpita trasversalmente alle generazioni e alle classi sociali, ma con peggiore esito per i più piccoli.Le relazioni svolte nell’intera giornata sono state di grande rilevanza, possiamo dire “storica” e dunque lo stato dell’arte ha recepito – forte e chiaro – la relazione di causalità tra l’ambiente e la salute.
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Ernesto Burgio,specialista in epigenetica
Le relazioni sono state tutte di grande respiro scientifico, comprensibilità e attualità, distinte in tre moduli:
  • Processi di combustione: Gianni Tamino, Giovanni Ghirga, Paolo Lauriola di Arpae (dove la “e” finale sta per educazione ambientale) mentre, per l’Asl non c’era il Direttore del Dipartimento PrevenzioneRenzo Berti, sostituito – con sorpresa di molti convenuti – da Francesco Cipriani.
  • Inquinanti e rischi per la salute: Agostino Di CiaulaErnesto Burgio che ha introdotto un tema di grande rilevanza e crescente sviluppo scientifico: l’epigenetica, seguito dalla molto amata – dai cittadini – l’oncoematologa Patrizia Gentilini.
  • Soluzioni e prospettive concrete: Vincenzo MigaledduFerdinando Laghi, Alberto BelliniPietro Piva e Fabio Musmeci..........                                                          Gli organizzatori hanno dichiarato la loro soddisfazione per l’interesse dei partecipanti, appassionati dall’eccellenza dei relatori che, con le loro dense relazioni, permetteranno di sviluppare l’attenzione nazionale su una delle rivelazioni del convegno, l’epigenetica: la nuova frontiera di studio della comprensione delle malattie riconducibili alla qualità dell’ambiente, ovvero dell’inquinamento.
  • Continua a leggere qui
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Ernesto Burgio espone l'pigenetica 
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Patrizia Gentili, onccoematologa

02 dicembre 2016

Patrizia Gentilini :Referendum e ambiente, perché la cura è peggiore del male

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Referendum e ambiente, perché la cura è peggiore del male

Patrizia Gentilini 

Risultati immagini per isde no

Si è svolta ieri mattina alla Camera una conferenza stampa indetta dall’onorevole Pino Pisicchio per mettere in luce le ricadute sull’ambiente – e di conseguenza sulla salute – delle modifiche costituzionali che il 4 dicembre andremo a votareIl tema è indubbiamente di cruciale importanza e, almeno fino ad ora, non era emerso con il rilievo che merita. In realtà il problema non era sfuggito all’Associazione dei Medici per l’Ambiente che già nel giugno scorso con un proprio comunicato aveva espresso tutte le proprie perplessità sulla questione.
Leggi il comunicato 

In sintesi con le modifiche al Titolo V si ridisegnano i rapporti fra Stato e Regioni e viene introdotta una diversa ripartizione delle loro competenze: in pratica, le modifiche porterebbero ad un accentramento di poteri e ad una contestuale diminuzione delle autonomie locali. In particolare lo Stato accentrerà su di sé tutte le competenze in materia di energia, grandi opere, infrastrutture, togliendo voce ai territori e potrà inoltre esercitare una “clausola di supremazia” esautorando quindi le amministrazioni locali di ogni potere decisionale anche sulle materie loro riservate.
La novità non è di poco conto e fortunatamente non è sfuggita a quanti, tra cittadini, associazioni, comitati, in tutta Italia si oppongono a grandi opere, inceneritori, trivellazioni e che di recente hanno sottoscritto l’appello “territori per il No”: ridisegnare in questo modo i rapporti fra governo centrale e territori significa di fatto esautorare completamente le volontà locali e quelle delle istituzioni più vicine ai cittadini.
In realtà non è una novità se pensiamo a quanto già fatto dallo “Sblocca Italia” che impone nuovi inceneritori, elimina i vincoli territoriali per lo smaltimento dei rifiuti e ribattezza impianti insalubri di 1° classe – quali sono appunto gli inceneritori – come “impianti strategici ai fini della salute e dell’ambiente”! Già oggi molte delle principali criticità sanitarie da inquinamento ambientale sono state causate, in varie aree del Paese, dall’identificazione di impianti inquinanti come “opere strategiche di rilevanza nazionale” espropriando di fatto completamente gli enti locali di qualunque possibilità decisionale.
La riforma costituzionale proposta, in particolare con le modifiche all’art. 117, renderebbe questa possibilità strutturale, con il rischio di allargare ulteriormente il divario tra le reali esigenze dei territori e gli interessi dello Stato, spesso legati a motivazioni estranee e antitetiche alle aspirazioni e al Bene Comune delle Comunità locali.
Per noi medici è chiaro il concetto che la salute non è la semplice assenza della malattia, ma, come la definiva l’Oms già dal 1948, “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e siamo ben consapevoli che tale stato di benessere può realizzarsi solo in presenza di equità sociale e nel rispetto dei diritti fondamentali della persona, quali il diritto alla salute, all’istruzione, all’abitazione, al lavoro, all’autodeterminazione territoriale, nonché ad un ambiente salubre e rispettoso degli equilibri naturali.
So bene, come medico, che se la diagnosi è sbagliata è ben difficile che il malato possa ricevere la cura giusta e quindi, parafrasando il concetto, individuare nella Costituzione la causa dei guai del nostro paese è semplicemente paradossale e, mai come in questo caso, la cura sarebbe peggiore del male!
Ma tutto questo non è un caso e va ben capita la “filosofia” che ispira questa riforma: essa non è certo nata oggi ma è il risultato di un percorso avviato già con la sottoscrizione dei trattati europei e l’introduzione del pareggio di bilancio. Mettendo al primo posto infatti stabilità dei prezzi, competitività e libera circolazione di merci, capitali e forza lavoro, si è spalancata la strada a principi di incontrollato neoliberismo che subordinano i diritti fondamentali della persona alle esigenze del mercato e della finanza.
La nostra Costituzione è nata, viceversa, da un lungo e paziente lavoro di conciliazione fra diverse visioni della società che avevano però come base comune il rifiuto del liberismo e l’affermazione prioritaria della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali. Attuiamo piuttosto finalmente la nostra Costituzione rimettendo al centro i valori che l’hanno ispirata e respingiamo modifiche che aggraverebbero ulteriormente disuguaglianze sociali, povertà, precarietà, disastri ambientali e incertezza per il futuro.

01 dicembre 2016

Perchè le Mamme NO Inceneritore dicono di votare NO al Referendum Costituzionale.

Al Referendum Costituzionale del 
4 dicembre votiamo NO perchè su Ambiente e Salute 
vogliamo poter decidere!





Guarda il video e scopri perchè le Mamme No Inceneritore dicono di votare NO.

Pavia, esplosione in una delle raffinerie dell' Eni una delle più grandi d'Italia

Tratto da Il Messaggero

Pavia, esplosione in una delle raffinerie più grandi d'Italia

Esplosione in raffineria Eni nel pavese © ANSA
Un incendio è divampato nel pomeriggio nella raffineria Eni di Sannazzaro de Burgondi, nella provincia di Pavia. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e gli uomini del 118. In fiamme due reatori. Sul posto stanno convergendo vigili del fuoco da tutta la provincia per dare manforte alle squadre interne. Dalla raffineria si è innalzata una colonna di fumo nero visibile a decine di chilometri di distanza. Si temono danni ambientali e rischi per la salute dei residenti vicini all'impianto a causa delle enormi colonne di fumo di si sta sprigionando dall'incendio.ontinua a leggere su Il Messaggero

La danza macabra dei veleni nell’aria.Nessuna società si può permettere di ignorare l’inquinamento atmosferico.

Tratto da Informazione indipendente

La danza macabra dei veleni nell’aria

Lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità  e denuncia l’esistenza di una vera e propria emergenza per la salute pubblica, soprattutto perché la presenza degli elementi inquinanti continua ad aumentare....«L’inquinamento non danneggia solo i polmoni dei bambini, ma può anche attraversare la barriera protettiva del cervello e danneggiare in modo permanente lo sviluppo cerebrale e il loro futuro.
inquinamentoIl comunicato del 27 settembre scorso  afferma che nove persone su dieci vivono in aree dove i limiti ufficiali all’inquinamento sono sempre superati e quindi che milioni di persone si ammalano e muoiono per questa causa. Nel testo viene riportata una carta geografica che evidenzia tutti i paesi maggiormente colpiti da solfatinitrati e particelle di carbone che penetrano in profondità nei polmoni e scatenato un ampia gamma di malattie mortali; le zone interessate  comprendono la Cina, l’India, l’Europa orientale, il medio Oriente e l’Africa. I dati che seguono nel documento dell’OMS sono stati riportati anche da “La Stampa “, preceduti da una foto dello smog a Torino nel 2015: “Nel 2012 l’Oms stimava che siano stati 6,5 milioni i decessi legati all’inquinamento indoor e outdoor: ogni nove persone che muoiono nel mondo, una cade anche per via di quello che ha inalato. Circa il 90% delle morti riguardano Paesi a reddito medio-basso, e i due terzi si registrano nel Sudest asiatico e nel Pacifico occidentale.
Il 94% dei decessi è dovuto a malattie non trasmissibili: malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni. A pagare maggiormente il prezzo dell’inquinamento è la Cina: nel 2012 sono stati 1,03 milioni i cinesi morti per cause riconducibili alla scarsa qualità dell’aria. La seguono nella triste classifica l’India (621 mila) e la Russia (140 mila). In Italia le morti si attestano intorno alle 21mila, di cui circa 6.400 per cancro ai polmoni, 5.800 per ictus, 8.300 per malattie cardiovascolari. La Penisola conta più vittime rispetto a Francia (11mila), Spagna (6.800) e Regno Unito (16mila). La Germania ne ha 26mila, la Polonia 26.600, l’Ucraina addirittura 54mila, ma non mancano le oasi felici come la Svezia, che arriva appena a 40. Nel resto del globo, in Usa l’aria inquinata fa 38mila vittime, in Giappone 30mila.” E il giornale aggiunge:” Un’aria sporca che causa vittime soprattutto nei paesi poveri e più esposti a fumi di combustibili, mezzi di trasporto inefficienti, centrali a carbone e rifiuti inceneriti. Sono tre milioni le morti associabili ogni anno all’inquinamento  atmosferico all’aperto, ma anche l’aria che si respira al chiuso, in casa e nel luogo di lavoro, può essere ugualmente letale”.
ilva3Il documento dell’OMS sottolinea anche il ruolo delle particelle conosciute come PM 2,5 e Pm10 e il fatto che solo a Londra l’anno passato sono morte almeno 10.000 persone per queste cause.  A questi dati, già abbastanza impressionanti, possiamo aggiungere quelli dell’Unicef per i bambini, pubblicati il 31 ottobre: “ Qualcosa come 300 milioni di bambini nel mondo, ovvero uno su sette, vivono in luoghi in cui l’inquinamento dell’aria è superiore di sei volte agli standard internazionali. L’allarme è dell’Unicef ed arriva a una settimana dall’inizio della nuova conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, la Cop22, che è in corso a Marrakech, in Marocco dal 7 al 18 novembre.Secondo l’agenzia Onu, l’ambiente così inquinato è un fattore fondamentale nella mortalità infantile, causa seri danni fisici e impedisce addirittura un adeguato sviluppo del cervello. L’Unicef utilizzerà il prossimo tavolo di negoziato sul cambiamento climatico per lanciare un appello ai leader mondiali ad agire subito per ridurre la contaminazione dell’aria nei loro Paesi. «L’inquinamento atmosferico contribuisce in modo significativo alla mortalità di circa 600mila bambini sotto i 5 anni ogni anno e minaccia la vita e il futuro di milioni di altri», ha avvertito Anthony Lake, direttore esecutivo di Unicef. «L’inquinamento non danneggia solo i polmoni dei bambini, ma può anche attraversare la barriera protettiva del cervello e danneggiare in modo permanente lo sviluppo cerebrale e il loro futuro.
Nessuna società si può permettere di ignorare l’inquinamento atmosferico». Da immagini satellitari risulta che circa 2 miliardi di bambini vivono in aree in cui l’inquinamento atmosferico (da emissioni di veicoli, combustibili fossili, polveri, incenerimento da rifiuti) supera le norme minime di qualità dell’aria. L’Asia meridionale è l’area del mondo in cui il maggior numero di bambini vive in questo tipo di aree, seguita dall’Africa e le regioni dell’Asia orientale e del Pacifico.” Tutti questi dati confermano che il fenomeno dell’inquinamento dell’aria non è stato ancora modificato da misure incisive adottate dagli Stati maggiori inquinatori e che si tratta di una delle forme più pericolose per l’umanità, anche perché è ancora poco percepita come nei maggiori centri urbani. Già a maggio del 2016, quindi nel pieno dello svolgimento delle procedure di ratifica dell’Accordo di Parigi, l’ONU, attraverso l’UNEP, la sua Agenzia per l’Ambiente, ricordava che l’inquinamento generale del pianeta  (quindi non solo quello dell’aria che respiriamo) “uccide 234 volte più delle guerre”.
Il rapporto infatti ricordava che, nel 2012, 12,6 milioni di morti premature nel mondo sono da attribuirsi a condizioni ambientali degradate. In particolare,  842mila persone muoiono ogni anno per mancanza di acqua potabile, l’esposizione all’amianto ne uccide 107.000, e quella al piombo 654.000. Il rapporto cerca anche di mettere in luce gli effetti positivi determinati dall’Accordo di Montreal, che ha ridotto in misura consistente i prodotti refrigeranti contenuti nei frigoriferi e quelli degli areosol, però può dire soltanto che dal 2030 (!) “ci saranno ogni anno due milioni di casi in meno di cancro alla pelle e molti milioni in meno di cataratta”, mentre “l’eliminazione del piombo nella benzina ha evitato 1 milione di morti all’anno e ha portato a un risparmio di 2,45 trilioni di dollari, il 4% del Pil mondiale. Questi ultimi dati suscitano non poche perplessità, però introducono un elemento di analisi importante: quanto si potrebbe risparmiare per ogni misura di salvaguardia dell’ambiente, non solo nel settore sanitario? E quindi quanta parte delle spese necessarie per eliminare l’uso del carbone o per ridurre drasticamente l’uso dei combustibili fossili potrebbe in realtà essere compensata dal valore di una minore mortalità e da i molteplici effetti che ne deriverebbero per l’economia in tutti i Paesi. Ogni governo nei prossimi mesi dovrà dare una risposta a questo tipo di domande e prima lo farà correttamente, e più presto si potrebbero delineare delle prospettive migliori per gli esseri viventi sul pianeta.
Alberto Castagnola

MAMME NO INCENERITORE:APPELLO PER DIRE NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE E SI ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE.

Tratto da Mamme no inceneritore

APPELLO PER DIRE NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE E SI ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE.

Appello per dire NO alla riforma costituzionale e SI alla tutela dell’ambiente e della salute.
Pubblichiamo l’appello lanciato dalle Mamme NO Inceneritore per dire no alla riforma costituzionale e si alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. 

NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE
SI ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE
Appello alle associazioni ambientaliste e ai comitati territoriali
Negli ultimi tempi la mobilitazione di moltissimi cittadini ha messo in dubbio e persino fermato, diverse opere definite strategiche, imposte dall’alto ma riconosciute da molti cittadini come inutili e con forte impatto nocivo sulla salute e sull’ambiente.
Queste mobilitazioni si sono svolte sul territorio, la controparte sono stati gli enti locali: Comuni, Città metropolitane e Regioni.
Con la riforma costituzionale il potere decisionale in merito alle grandi opere e alle infrastrutture energetiche diventerà esclusivamente dello stato centrale.
La riforma dell’art. 117 della Costituzione, infatti, prevede un accentramento di poteri in merito a diverse materie, fra cui infrastrutture strategiche (ad alto impatto ambientale) e tutela dell’ambiente.
Questo significa che i movimenti, i comitati, le associazioni locali, che stanno combattendo per la tutela della salute e dell’ambiente, vedranno sottrarsi i referenti istituzionali diretti, sostituiti da organi lontani e privi della necessaria legittimazione: l’elezione a suffragio universale.
È da considerarsi tale il Senato, secondo la nuova composizione prevista dalla Riforma, i cui membri saranno nominati dai partiti e vincolati al volere di chi quei partiti dirige, sostiene e finanzia.
Tutto ciò renderebbe molte delle battaglie in corso ancora più difficili da combattere, con il serio rischio di vedere vanificato ogni sforzo delle comunità, come pure la loro possibilità di esercitare il diritto di partecipazione e di controllo sui gruppi di potere locali e nazionali. Una perdita di sovranità inaccettabile.
Inoltre le Regioni che vorranno tutelare il proprio territorio o la salute dei propri cittadini, potranno essere scavalcate da imposizioni dello stato centrale.
Per questo ci appelliamo a tutti i movimenti ambientalisti italiani per votare NO al REFERENDUM COSTITUZIONALE, perché i cittadini devono essere coinvolti nel processo decisionale che riguarda lo sviluppo del proprio territorio, la salute pubblica e la salvaguardia dell’ambiente che li circonda, e questo non può essere assolutamente garantito da un Parlamento lontano dai territori e dai cittadini.
Le Mamme No Inceneritore Votano NO al referendumDICIAMO NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE E SI ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE, DELLA SALUTE PUBBLICA E ALLA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI E DELLE LORO COMUNITÀ.
VOGLIAMO AVERE VOCE IN CAPITOLO SUL NOSTRO FUTURO E SU QUELLO DEI NOSTRI FIGLI. 
L’appello è liberamente scaricabile in PDF: Appello per votare NO alla riforma costituzionale in difesa dell’ambiente.