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31 dicembre 2013

Taranto, il gip Patrizia Todisco eletto "Personaggio Ambiente del 2013"

Tratto da La Gazzetta  del Mezzogiorno

Taranto, il gip Todisco eletto "Personaggio Ambiente del 2013"

 TARANTO - Il magistrato Patrizia Todisco, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto e firmataria di numerosi provvedimenti nell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva, è stato nominato 'Personaggio Ambiente 2013' al termine di una consultazione con voto popolare svoltasi sul web attraverso il sito 'www.personaggioambiente.it'.

Lo rende noto noto con un comunicato il presidente del Fondo Antidiossina onlus, Fabio Matacchiera, che plaude «con sincera stima e gratitudine» al risultato, parlando di «un riconoscimento meritatissimo per un lavoro estremamente delicato e difficile».

Il magistrato ha raccolto il 46.9% dei voti in una lista comprendente 19 nomi scelti da un comitato tecnico composto da giornalisti che si occupano dei problemi dell'ambiente, da direttori di riviste di ecologia e green living, nonchè da main blogger di settore.

A VADO LIGURE Sembra che la corda sia stata ......... già stata troppo tirata ma DALLA PARTE SBAGLIATA.


Leggiamo su La Repubblica (........naturalmente il quotidiano di  Carlo De Benedetti)
le parole di

Monsignor Molinari nell' articolo "Le risorse ci sono, non perdiamo tempo".

.....Ma chi si oppone non lo fa certo per divertimento. E ha dubbi sulla sostenibilità ambientale degli interventi.

"L'ambiente è importante, la salute va tutelata. Ma, attenzione. Faccio un altro esempio: a Vado è giusto verificare l'impatto ambientale di Tirreno Power, ci mancherebbe. Ma non tiriamo troppo la corda. Perché, se un giorno, la società decidesse di ritirare l'investimento di un miliardo e di portare ad esaurimento la centrale, credo che sarebbe un bel problema per molte famiglie".

(qui l'aricolo integrale)

Rispondiamo  a Monsignor Molinari con le   parole del Vescovo Vittorio  Lupi  del 31 ottobre 2013

Tirreno Power, il vescovo: «Prima la vita del profitto»


Mario De Fazio
Savona - «Come Chiesa, e in particolare come Diocesi di Savona-Noli, non possiamo che ribadire una ferma posizione a difesa innanzitutto della vita oltre la mera logica del profitto».

Parola del vescovo Vittorio Lupi. Il prelato - all’indomani della notizia pubblicata da Il Secolo XIX sullo studio elaborato dall’Università di Stoccarda che dimostrerebbe come, nel 2010, ci siano stati 120 morti collegabili alle emissioni nocive della centrale Tirreno Power - decide di affrontare, per la prima volta, la delicatissima questione del rapporto tra l’attività delle “due torri” che sovrastano Vado e l’eventuale aumento della mortalità in zona.
E lo fa (ovviamente) senza smettere l’abito che gli compete, più con metafore e citazioni che con parole dirette, citando Papa Francesco ed evitando di entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Ma il monito del vescovo di Savona fa rumore anche perchè sembra cadere nel silenzio o nell’indifferenza di istituzioni e politica.
La premessa di Lupi è d’obbligo: «L’accertamento di eventuali responsabilità relative all’inquinamento e alla salute dei cittadini è compito esclusivo della magistratura, di cui ovviamente rispettiamo l’azione di indagine».
Come scontata sembra la precisazione che «la soluzione di problemi complessi come quello della centrale di Vado Ligure, inerente temi delicati come l’ambiente e l’occupazione, spettino alla politica e agli amministratori».
Poi il monsignore sceglie di collegare alla vicenda Tirreno Power una citazione di Bergoglio. Un passo che va letto fuor di metafora, al di là delle limitazioni che ruolo e funzione impongono ad un uomo di Chiesa. «Seguire gli idoli del potere, del  profitto, del denaro, al di sopra del valore della persona umana - scrive il vescovo di Savona citando il Pontefice -, è diventato norma fondamentale di funzionamento e criterio decisivo di organizzazione. Ci si è dimenticati e ci si dimentica tuttora che al di sopra degli affari, della logica e dei parametri di mercato, c’è l’essere umano e c’è qualcosa che è dovuto all’uomo in quanto uomo».
La chiosa è ancora più esplicita: «In questa non facile vicenda prevalga sempre la logica della prudenza: difesa del lavoro, ovviamente, ma difesa della vita al centro, prima di ogni altro aspetto»......



.......e se non bastano aggiungiamo le parole di  Papa  Francesco


Papa Francesco, messa di inaugurazione. L’appello: “Custodire il creato”

“Vorrei chiedere, per favore a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo ‘custodi’ della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo!"

Leggi l'articolo integrale su Il Fatto Quotidiano

  Altro che .......Ma non tiriamo troppo la corda.

A noi ci cittadini sembra che forse....... A Vado Ligure la corda sia già stata troppo tirata ma DALLA PARTE SBAGLIATA..........  

30 dicembre 2013

SERENO 2014 A TUTTI DA UNITI PER LA SALUTE

     
"SERENO  2014"  
DA UNITI PER LA SALUTE

da PensieriParole 170139?f=t:102> Così come sempre tra l’indifferenza di molti ,dei politici per le  importanti problematiche dei cittadini,dei governi per le evidenti improcrastinabili problematiche del clima,  di chi avrebbe potuto fare  molto ed ha fatto  poco o  non ha fatto nulla ,tra  incombenti angosce ed allarmanti notizie è trascorso  il 2013......

Per il 2014, il  Nuovo Anno  che sta bussando alla porta, c'è sempre più necessità  di  consapevolezza,di collaborazione,di competenze,di una maggior tutela per il benessere dei cittadini e del pianeta intero......
La storia ci insegna che spesso   poche persone possono far  tanto, ma, il nostro  augurio è che  tutti insieme riusciamo a  fare la differenza,a fare finalmente arrivare  nelle sedi opportune  le nostre voci ......  a far rispettare i nostri legittimi desideri di poter vivere in un' ambiente  adeguatamente tutelato ,in cui far crescere  serenamente  i nostri figli.
BUON 2014 A TUTTI DA UNITI PER LA SALUTE...CON LA SPERANZA CHE FINALMENTE IL  BENESSERE DEL CITTADINO SIA AL CENTRO   DELLE SCELTE FUTURE  !!!





No Al Carbone: ”Di-Smettiamola"

Tratto da Brindisisera
No Al Carbone: ”Di-Smettiamo Cerano”

No Al Carbone: ”Di-Smettiamo Cerano”
Nel quadro dell'attuale produzione di energia elettrica in Italia e delle sue prospettive future è ancora necessario o utile avere ancora una mega centrale a carbone come quella di Cerano?  Noi crediamo di no.

Da una semplice lettura dei dati statistici sull'energia elettrica in Italia per l'anno 2012, contenuti nella nota di sintesi pubblicata sul sito di Terna s.p.a (la società di gestione della rete nazionale), risulta evidente che la  potenza installata, ovvero la possibilità di generare energia elettrica da parte degli impianti esistenti, sia oltre il doppio di quanto richiesto nel momento di massimo consumo (picco di domanda).

I numeri sono chiari, su 124.234 MW di potenza istallata si utilizzano al massimo 54.113 MW, circa il 43% di quelli disponibili.

Ma non basta, rispetto all'anno precedente, nel 2012 c.è stato un incremento del 4,9%, ben 5.791 MW in più, una potenza equivalente ad  oltre due centrali di Cerano. Un incremento sostenuto dagli impianti di energie rinnovabili, in particolare quelli fotovoltaici, che hanno avuto una crescita fino a pochi anni fa ritenuta impossibile.

Appare quindi evidente che in Italia esiste già ora un eccesso di impianti di produzione di energia elettrica. Con un tendenziale incremento di quelli alimentati con fonti rinnovabili. Sarebbe quindi logico che la strategia energetica nazionale prevedesse non solo di non procedere alla realizzazione di ulteriori centrali alimentate da combustibili fossili, ma di iniziare a ridurre la loro ingombrante presenza, a cominciare da quelle di maggiore impatto ambientale. Nello stesso tempo andrebbe subito regolata e favorita la crescita della produzione da fonti rinnovabili, tramite piccoli impianti distribuiti sul territorio, collegati in rete e dotati di sistemi di accumulo dell'energia elettrica.

Finalmente, a livello internazionale e soprattutto europeo, la possibilità di un progressivo abbandono dell'uso di fonti fossili per la produzione di energia non viene più considerata un'utopia, come accadeva nel recente passato, ma piuttosto un obiettivo prioritario per  la sopravvivenza ed il benessere dei popoli.  Perché allora non proporre a cominciare dall'Italia l'eliminazione di quei combustibili, come il carbone, che provocano i maggiori danni alla salute, all'ambiente ed al clima?

Perché continuare a subire sul nostro territorio la presenza di mega impianti a carbone come quello Enel di Cerano o Edipower (di cui chiediamo l'immediata e definitiva chiusura), con tutte le conseguenze negative non solo sulla salute delle popolazioni salentine, ma anche sulle possibilità economiche ed occupazionali legate alla funzionalità del porto e dei circa 12 km di costa a sud di Brindisi,  allo sviluppo di attività sostenibili, al turismo o all'agricoltura?

Sono domande apparentemente ingenue, le cui risposte si trovano negli enormi interessi economici in gioco che riescono a condizionare buona parte del sistema politico e sociale.

La nostra opposizione all'uso del carbone come combustibile nelle centrali termoelettriche, come nel caso di Cerano, si basa sul peso dei costi  sociali ed ambientali che questo comporta e che non possono essere certo compensati dal finanziamento di attività culturali o sportive. Anche il beneficio occupazionale non può essere utilizzato come un'arma di ricatto. Nella massima tutela di tutti i lavoratori, vanno quindi cercate soluzioni  alternative che garantiscano il benessere di tutti, lavoratori compresi.

L'ipotesi di arrivare nei prossimi anni alla dismissione della centrale di Cerano può apparire velleitaria e puramente provocatoria, ma non è così.
Siamo partiti dai dati nazionali per evidenziare che l'apporto della centrale di Cerano in termini di potenza installata, con i suoi 2.640 MW, non è affatto determinante alla sicurezza dell'approvvigionamento di energia elettrica. In altre parole, da questo punto di vista, se ne potrebbe tranquillamente fare a meno.

A questo si aggiunge che, a livello regionale, la Puglia registra un surplus di energia elettrica pari all'83,5% (produce quasi il doppio di quello che consuma), con una produzione assoluta di poco inferiore solo a quella della Lombardia.

Questo aspetto sgombera il campo dalla presenza dipresunti interessi strategici di sicurezza nazionale. Restano invece molto forti gli interessi dell'azienda ENEL e dei soggetti che a vario titolo ne sono cointeressati.

Non è in discussione tanto l'atteggiamento dell'azienda, che cinicamente  cerca di perseguire i suoi interessi economici e commerciali, ma quello  che ci sembra chiaro è che l'interesse generale stia da un'altra parte,  cioè dalla parte delle popolazioni.

Questo lo vogliamo ricordare in particolare ai soggetti politici che, in  quanto rappresentanti del popolo, sono tenuti a tutelare l'interesse  generale, sia a livello nazionale che locale.
A questo proposito, continueremo a seguire e sostenere le proposte e le iniziative che vanno nella direzione di un ridimensionamento del polo energetico brindisino e della eliminazione dell'uso del carbone. Come faremo anche in occasione del Consiglio Comunale monotematico previsto in gennaio a Brindisi.

Ma, anche per le considerazioni esposte, riteniamo possibile e necessario proporre in modo chiaro, per i prossimi anni, la progressiva e definitiva dismissione della centrale di Cerano.  Un' ipotesi complessa che va definita nei tempi e nei modi, da associare ad una revisione dell'intero comparto industriale, che porti alla bonifica dell'area ed alla dismissione di tutti gli impianti che inquinano e  devastano il nostro territorio.

In un possimo futuro vorremmo poter offrire ai nostri figli, ma anche a noi stessi, un ambiente sano e ed un territorio non asservito, in grado di recuperare e valorizzare le sue potenzialità,sviluppando così opportunità di lavoro e benessere per tutti.

Un augurio non da poco . buon 2014!

Dobbiamo rottamare la politica fossile di Eni ed Enel .....E di chi .....vuole continuare a farci andare a carbone

Tratto da


L'Italia produce il 20% dell'energia fotovoltaica del mondo, ma interessa a qualcuno?

Importa a qualcuno che siamo la seconda potenza fotovoltaica del pianeta? Questo dovrebbe attrarre investimenti, ricerca e innovazione, ma prima dobbiamo rottamare la politica fossile di ENI ed ENEL.


















L’Italia è la seconda produttrice mondiale di energia da fotovoltaico e con una produzione di 18,5 TWh nel 2012 ha raggiunto il 20% della produzione del pianeta.
Interessa ancora a qualcuno in Italia la nostra posizione da primato nell’energia solare? Qualcuno ha pensato a un solar pride? Nessuno è fiero di essere (forse ancora per poco) la seconda potenza fotovoltaica del pianeta? Una simile posizione di vantaggio dovrebbe attirare investimenti, ricerca e innovazione, magari a partire dalle più grandi aziende energetiche del paese.
Invece ENI ed ENEL difendono il medioevo delle trivellazioni e del carbone e influenzano una stampa prezzolata che intona il piagnisteo del peso degli incentivi ogni volta che si parla di rinnovabili.
Secondo uno studio di AGICI-Finanza di impresa, nei prossimi vent’anni le energie rinnovabili porteranno maggiori introiti o minori spese per 228 miliardi a fronte di una spesa di 152 miliardi in incentivi. Un buon investimento. Perchè non lo dice nessuno?
Nel 2013 la produzione FV italiana supererà i 21 TWh, ma la la nostra quota sul totale mondiale probabilmente non salirà ulteriormente, visto che nel 2013 è stato installato solo poco più di un GW di nuova potenza FV, rispetto ai 9,4 del 2011 e ai 3,5 del 2012. In questo stesso anno il Giappone è arrivato a quota 7 GW, gli USA a 5, la Cina a 4,3 di nuovi impianti.
Del nostro ottimo piazzamento nel campo delle rinnovabili non resterà nemmeno il ricordo, se non sapremo rottamare la politica fossile di ENI ed ENEL.......

Come la nostra dipendenza da una fonte di energia del 18 ° secolo ci sta uccidendo The Dirty Business of Coal

Come la nostra dipendenza da una fonte di energia del 18 ° secolo  ci sta uccidendo

The Dirty Business of Coal

da JOSHUA FRANK
 I Poteri  del carbone in  America. Ma a quale costo per l'ambiente e la salute umana? Questa è la domanda  del documentarista Peter Bull e  il tentativo del Center for Investigative Report di affrontare nell'  ultimo documentario, Dirty Business: "Carbone pulito" e la battaglia per il nostro futuro energetico .
Il carbone ha prodotto  potere nel nostro Paese da oltre 100 anni. Ci ha condotti  attraverso la rivoluzione industriale e ha pompato energia elettrica nel cuore delle nostre città. Ed ha  anche causato  moltissima morte e  distruzione lungo la  sua strada, contribuendo per la  maggior parte  ai cambiamenti climatici,  all' inquinamento delle acque e  ai decessi dei lavoratori. 
Quindi, come possiamo sfidare una parte radicata della nostra cultura e avviare il processo di inversione di tali tendenze? Questa è la grande domanda.  
Dirty Business ci indica la via d'uscita dall' enigma dell'energia e del clima , abbiamo solo bisogno della volontà politica di invertire gli interessi particolari radicati dello status quo e ottenere importanti  nuove soluzioni alternative.

Ho raggiunto Peter Bull, .... Abbiamo discusso il suo ultimo documentario, che è ora disponibile in DVD presso il  sito .
Joshua Frank: Puoi parlarci un po 'sul perché si voleva fare questo film, ciò che dice sul  tema del carbone?
Peter Bull: .... è incentrato su come gli scienziati come James Hansen e politici come Tim Wirth e Al Gore hanno cercato di dare l'allarme e come la legislazione e il coinvolgimento degli Stati Uniti nel Protocollo di Kyoto è stato ostacolato da interessi particolari, in particolare la lobby del carbone e del petrolio, che  hanno montato una campagna di  disinformazione aggressiva per  mettere in dubbio  la scienza del cambiamento climatico ..........mentre la stragrande maggioranza  del vasto consenso scientifico internazionale  dicono  che il cambiamento climatico di origine antropica non è  solo reale, ma  sta accelerando a un tasso drammatico......
Perciò , abbiamo anche sentito la necessità di fare un film che non pone solo il problema - il legame tra il carbone e il clima e demistificare questa falsità  del 'carbone pulito' - ma anche fare un film che ha indicato soluzioni. 
JF: Per un sacco di persone, anche credenti, il riscaldamento globale rimane un enigma esoterico: è qualcosa che sta accadendo, ma a cui è difficile trovare soluzioni concrete. Eppure molte delle persone di cui   parli nel tuo film sottolineano che il carbone deve essere al centro dell' attenzione  per  coloro che lavorano per mettere un freno al cambiamento climatico. Perché è così? Perché rende il carbone così speciale?
PB:  Beh, sai, il carbone è davvero speciale, o meglio, è stato speciale - soprattutto perché era relativamente abbondante, soprattutto negli Stati Uniti, Russia e Cina, e credo che nel Regno Unito e in Europa durante le prime fasi della Rivoluzione Industriale. E 'anche facile da bruciare per creare vapore e far  girare una turbina in un generatore (sebbene centrali a carbone non sono molto efficienti - di solito nella gamma 30-35 per cento). Così è stato a portata di mano ed è un  combustibile, che  di solito si dice  che è anche a buon mercato. 
 Beh, si scopre che non è a buon mercato, se si conta l' impatto  del carbone sull'ambiente e sulla salute umana.
......quando si brucia il carbone in una centrale elettrica, ci sono le tossine rilasciate in aria, in particolare il mercurio; le centrali elettriche a carbone sono la principale fonte di emissioni di mercurio negli Stati Uniti - il 40 per cento nel 1999. Durante la combustione, la reazione tra il carbone e l'aria produce sostanze tossiche come acido cianidrico, nitrato di zolfo, altre cose spiacevoli, insieme con CO2, anidride solforosa ("sox") e ossidi di azoto (NOx). Questi sono responsabili dell'inquinamento da ozono e piogge acide (che è sostanzialmente acido solforico).  Il particolato sottile e ultrasottile  e le altre emissioni da impianti a carbone hanno contribuito a 24.000 morti premature ogni anno nei soli Stati Uniti, secondo l'American Lung Association. 
 Carbone e legna contribuiscono a 656.000 morti premature all'anno in Cina, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità.. 
 

29 dicembre 2013

La lobby del carbone. Lo Stato come un gambero finanzia l’inquinamento

Tratto da Articolo tre

Lobby del carbone. Lo Stato  come un gambero finanzia l’inquinamento


Ormai è assodato: il carbone è la causa delle maggiori emissioni di anidride carbonica, ad alto tasso d’inquinamento. Mentre l’Europa si muove verso fonti rinnovabili, l’Italia come un gambero ancora finanzia le fonti fossili e lo fa attraverso i rincari sulle bollette delle famiglie italiane. 

Intanto, dopo decenni passati a monitorare il triangolo  .....‘La Spezia-Genova-Savona’, si evince che le mortalità e i casi di tumore al polmone sono in netta crescita rispetto alla media nazionale. 
Così storie come quella di Ilaria Mastrorosa di soli 27 anni, sono all’ordine del giorno, nell’indifferenza ..........

Leggetevi  l' interessante articolo di Maria Cristina Giovannitti

QUANTO PAGHIAMO PER INQUINARE? 
Il grande bluff all’italiana è che, nonostante le fonti fossili siano obsolete, il Governo italiano continua a finanziarle con soldi pubblici: solo nel 2013 sono stati spesi 12,1 miliardo di euro tra petrolio e carbone, serviti per pagare le trivellazioni, l’autotrasporto e le centrali fossili.

Vediamo nel dettaglio come l’Italia utilizza denaro pubblico per le centrali a carbone:
  • Il Governo finanzia l’autotrasporto tanto che tra il 2000 e il 2013 questo settore ha ricevuto a pioggia 5,3 miliardi di euro. Solo nel 2013 si sono avuti 400 milioni di euro, a cui s’aggiungono 330 per il 2014. Un’Italia che evidentemente rema contro la green economy e ancora basa tutto il trasporto su gomma – 90% – altamente tossico e non incentiva quello per nave o treni.
  • Le famiglie italiane, attraverso i rincari sulle bollette, finanziano queste centrali elettriche regalando alle fonti fossili, tra il 2001 e il 2012, 40.149 milioni di euro...... Queste centrali italiane, che usano diesel o olio combustibile, vengono finanziate nelle nostre bollette alla voce “UC4”, introdotta nel 2004 e serve a fornire sussidio diretto alle centrali dalle famiglie italiane. Nel 2013 i cittadini hanno dato a queste centrali 62 milioni di euro.......
CARBONE, PRODUTTORE DI MORTI E MALATI – 

Gli inquinanti prodotti da una centrale elettrica a carbone sono altamente tossici. Questo è quanto riconosciuto anche dall’ISDE Italia – International Society of Doctors for Environmentche evidenzia una chiara connessione tra inquinamento da carbone e escalation di tumori e morti.

Secondo gli studi condotti negli abitanti che vivono in zone a rischio – a 48 km dalle centrali, ovvero a 30 miglia – c’è una maggiore incidenza di tumori ai polmoni a causa dell’alta concentrazione di metalli pesanti.......Leggetevi  l' interessante articolo integrale  di  Maria Cristina Giovannitti

27 dicembre 2013

Milanofinanza:Cir, si complica la ristrutturazione di Sorgenia.

Tratto da Milanofinanza
 

Cir, si complica la ristrutturazione di Sorgenia.

 Le difficoltà finanziarie della controllata Sorgenia continuano a pesare su Cir. 


L'azione della holding della famiglia De Benedetti al momento perde a Piazza Affari il 3,10% e scivola a quota 1,124 euro mentre il mercato prosegue la seduta in rialzo (+0,83% l'indice Ftse Mib). Nei giorni scorsi è ufficialmente partita la rinegoziazione del debito da 1,75 miliardi di euro (rapporto debito netto/ebitda pari a 10 volte) di Sorgenia con le banche finanziatrici.
Nel corso dell'incontro con le banche la società avrebbe sottolineato un debito in eccesso per circa 600 milioni di euro. Ma l'austriaca Verbund, che detiene il 45,65% di Sorgenia (Cirè l'azionista di controllo con il 52,8% del capitale), ha già comunicato la propria intenzione di non partecipare a un'eventuale ricapitalizzazione e ha azzerato il valore della propria partecipazione in Sorgenia, valore che a fine 2012 era indicato in 152 milioni di euro (già ridotto da 654 milioni).
Il motivo alla base dell'azzeramento della partecipazione è legato all'outlook negativo del mercato energetico italiano (sovracapacità e domanda di elettricità in ulteriore calo in futuro). Per gli analisti di Banca Akros questa è una notizia negativa per Cir che ha registrato la sua partecipazione del 52,8% di Sorgenia ha un valore di 200 milioni di euro (book value) e soprattutto è nel bel mezzo di un processo di negoziazione difficile con le banche finanziatrici per ristrutturare il debito della controllata.
Vale anche la pena sottolineare che Sorgenia (39%) sta affrontando il processo di ristrutturazione del debito di Tirreno Power (circa 750 milioni di euro) insieme con GdF-Suez(50%). 

"Insomma, dal nostro punto di vista, la decisione di Verbund aggrava la posizione di Sorgenia nel processo di ristrutturazione attualmente in corso con le banche finanziatrici. Ribadiamo quindi il nostro rating prudente: hold su Cir con un target price a 1,25 euro", concludono a Banca Akros. 

Leggi tutto su  Milanofinanza

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Leggi anche su Il Giornale.

Cir scivola in Borsa Pesa la crisi Sorgenia

Sale la paura per il cortocircuito di Sorgenia, la società energetica dei De Benedetti che rischia di restare schiacciata sotto a 1,75 miliardi di debiti. Al momento gli istituti creditori hanno concesso una moratoria di sei mesi sugli interessi, nella speranza di individuare una way out; ma di certo non aiuterà la consapevolezza che Sorgenia - da quanto scrive Verbund, cioè il suo principale socio industriale - non vale più nulla: gli austriaci, che avevano già abbattuto il valore della partecipazione da 654 a 152 milioni alla fine del 2012, hanno ora ammesso una «perdita durevole» sul proprio investimento, fino appunto a considerarlo nullo, sulla scia della recessione che continua a stringere famiglie e imprese italiane, con il conseguente prevedibile calo della domanda di energia. Non esattamente un bel viatico per una società come Sorgenia......... 

Qui l'articolo integrale

26 dicembre 2013

Connie Hedegaard :Perché una politica climatica ambiziosa è nell'interesse dell'Europa


Tratto da L' Uffingtonpost

Perché una politica climatica ambiziosa è nell'interesse dell'Europa


Uno dei grandi dilemmi con cui sono attualmente alle prese i leader politici di tutto il mondo è come riuscire a conciliare la prosperità economica con una politica climatica ambiziosa.
È ovvio che i responsabili delle politiche climatiche debbano essere in grado di prevedere l'impatto economico di queste politiche. Sarebbe irresponsabile non farlo.
 È un ragionamento logico che riscuote il consenso generale. 
Ma perché, allora, non sembra altrettanto ovvio per tutti che i responsabili delle politiche economiche debbano prevedere l'impatto che le loro politiche hanno sul clima?
In ogni caso, a partire dal momento in cui il Presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, definisce il cambiamento climatico una grave minaccia per lo sviluppo economico, la Direttrice dell'FMI, Christine Lagarde, dichiara che questa è chiaramente la maggior sfida economica del secolo e il Segretario generale dell'OCSE, Angel Gurria, afferma che dobbiamo scegliere "tra attivi non recuperabili e un pianeta non recuperabile", non vi è dubbio che il cambiamento climatico sia ormai al centro del dibattito sulle politiche economiche.
In tutto il mondo i leader economici stanno finalmente iniziando a capire che, oltre alla crisi economica mondiale, il nostro pianeta è in preda a una crisi climatica. E nessuna di queste due crisi può essere risolta, prescindendo dall'altra.
L'Europa registra un ritmo di crescita economica più lento di quello dei suoi maggiori concorrenti e i suoi leader devono quindi perseguire un approccio più lungimirante per ripristinare - e mantenere - il potenziale di crescita. Per questo motivo la Commissione europea proporrà in gennaio un nuovo quadro per il clima e l'energia fino al 2030. Un quadro che, come è ovvio, non va contro gli interessi economici dell'Europa.
Prendiamo ad esempio le nostre spese per l'energia. Per anni le importazioni di combustibili fossili hanno inciso negativamente sulla bilancia commerciale europea. Nel solo 2012 l'Europa ha importato greggio, carbone, e gas per 545,9 miliardi di EUR, una cifra che equivale alla somma dei PIL di Finlandia, Ungheria, Portogallo e Slovacchia ed è cinque volte superiore al deficit commerciale complessivo dell'UE nello stesso anno. Non sarebbe saggio - anche sotto il profilo economico - ridurre questo tipo di spese risparmiando e producendo energia in Europa?
Inoltre, con tassi di disoccupazione che hanno ormai raggiunto livelli da record, l'Europa ha bisogno di posti di lavoro in comparti dell'industria dinamici, competitivi e non facilmente esternalizzabili. Avendo creato 180 000 posti all'anno tra il 1999 e il 2008, il settore verde occupa attualmente oltre 3,5 milioni di persone in tutta Europa. Molti di questi posti sono stati conservati, e persino creati, negli anni peggiori della crisi economica.
L'innovazione, la tecnologia e l'aumento dell'efficienza dell'energia e delle risorse costituiscono il vantaggio competitivo dell'Europa. Le misure per il clima apportano la maggior parte di questi vantaggi economici.......
Senza politiche climatiche ambiziose, l'Europa non riuscirà ad attirare investimenti in settori economici in rapida innovazione e a creare i posti di lavoro di alta qualità di cui ha così tanto bisogno.....  L'Europa è di gran lunga il maggior importatore di combustibili fossili a livello mondiale. E poiché la produzione di greggio attesta una flessione, ma la domanda globale continua ad aumentare, l'economia europea risentirà in modo significativo dell'alto costo e dei picchi del prezzo del greggio.
Tuttavia, secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, l'Europa può scegliere: può costruire un'economia che dipende meno dalle importazioni di energia se rafforza l'efficienza energetica e investe di più nelle energie pulite prodotte al suo interno.
Certo l'Europa non può risolvere da sola il problema del riscaldamento climatico. Dobbiamo continuare a chiedere alle altre grandi economie mondiali di agire. Il mese scorso, alla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite a Varsavia, è stato convenuto che tutti i paesi, in via di sviluppo o industrializzati, debbano apportare il loro contributo al nuovo accordo sul clima di Parigi nel 2015 e che tutti i paesi debbano ora svolgere il loro compito che consiste nel preparare il proprio piano per la riduzione delle emissioni da presentare a Parigi........

E mentre i progressi politici gradualmente si profilano, il vertice dei leader mondiali sul cambiamento climatico, che il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki‑moon presiederà nel settembre del 2014, sarà una tappa fondamentale sulla strada di Parigi.
Se vogliamo sostenere la ripresa economica non è pensabile mantenere lo status quo. Molti leader economici sono ormai giunti a questa conclusione: hanno capito che la scelta non è tra un'economia buona, da un lato, e la protezione del clima, dall'altro, ma che l'azione a favore del clima corrisponde in realtà a una buona scelta economica.
 I leader europei devono adottare una politica climatica ambiziosa se vogliono assicurare alla propria economia una prospettiva di ripresa sostenibile.
Qui l'articolo integrale