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30 gennaio 2015

Tirreno Power: accordo con le banche sulla ristrutturazione del debito del gruppo energetico.




Tratto da  Il Sole 24 Ore  
                                 
Tirreno Power: c'e' accordo con banche su debito
Domani il dossier all'assemblea dei soci

Milano, 30 gen - Per Tirreno Power, la ex genco Enel controllata al 50% da Gdf-Suez e partecipata al 39% da Sorgenia, la ristrutturazione del debito e' in dirittura d'arrivo e ricalca, per alcuni aspetti, quella implementata dalla stessa Sorgenia. Dopo intensi negoziati, secondo quanto risulta a Radiocor, la societa' avrebbe trovato un accordo con le banche creditrici (guidate da Unicredit), per ristrutturare il debito da 890 milioni di euro, di cui oltre la meta' viene dichiarato in eccesso in virtu' del forte peggioramento delle prospettive della generazione elettrica. Nel dettaglio, circa 290 milioni di debito verranno convertiti in strumenti partecipativi e altri 250 in un bond convertibili, mentre i restanti 350 verranno coperti attraverso un apporto dei soci (ancora da definire nel dettaglio ma stimabile poco sopra 100 milioni) e un riscadenzamento del debito stesso. 
L'unica differenza con il salvataggio di Sorgenia e' dunque che le banche rilevano strumenti ibridi e non azioni, mentre e' identico lo strumento giuridico (ex articolo 182 bis del codice fallimentare) con cui verra' implementata la procedura. Il piano, sdoganato oggi dal cda di Tirreno, verra' sottoposto domani all'approvazione dell'assemblea degli azionisti di Tirreno Power, che dovra' pronunciarsi in particolare sull'apporto di capitale dei soci.

Tirreno Power: accordo con le banche, ristruttura 900 milioni di debito.

Milano - Accordo tra le banche e Tirreno Power sulla ristrutturazione del debito del gruppo energetico, proprietario della centrale di Vado Ligure e ed esposto per 894 milioni di euro. L’intesa, riferiscono fonti finanziarie, prevede che 294 milioni di euro di debiti vengano convertiti in strumenti partecipativi e altri 250 milioni trasformati in un bond convertibile.
I restanti 350 milioni di debiti verranno riscadenzati nella parte che non verrà coperta dall’aumento di capitale su cui deve deliberare l’assemblea di Tirreno Power iniziata da poco più di un’ora.
Si parla di un aumento di capitale attorno ai 100 milioni di euro, che però potrebbe non essere sottoscritto pro-quota dagli attuali soci Gdf-Suez (50%), Sorgenia (39%), Iren (5,5%) e Hera (5,5%), dando origine a un rimescolamento della compagine azionaria da cui il gruppo francese potrebbe uscire rafforzato.

Rinnovabili battono carbone 2 a 1 in Cina e il Presidente Obama accelera sul clima

Tratto da QualEnergia 

Rinnovabili battono carbone 2 a 1 in Cina e Obama accelera sul clima

Il quadro energetico mondiale è in rapido cambiamento. Diversi segnali evidenziano la transizione energetica in atto: potenza annuale installata da rinnovabili che supera quella da fossili e nucleare e riduzione dei prezzi delle tecnologie pulite. Cina e Stati Uniti protagonisti di questo cambiamento epocale?
Il 2015 sarà un anno molto importante. Potrebbe segnare l’inizio del declino dei combustibili fossili a seguito degliaccordi di Parigi. Un appuntamento, che viene preceduto da segnali molto interessanti. A fianco di un’Europa, un po’ sfiancata, che ha fissato i propri obiettivi di riduzione in linea con il target dei 2 °C, ma che sembra aver perso la carica che aveva a Kyoto, va segnalato l’attivismo di Obama, tutt’altro che “anatra zoppa”.
Per lui quella del clima è la minaccia più pericolosa per le generazioni future. Per questo, scottato anche della delusione della conferenza di Copenaghen del 2009, gira per il mondo, sigla accordi decisivi come quello con la Cina, ammorbidisce le posizioni indiane. Oggi, venerdì 30 gennaio, Gina McCarthy, Amministratore dell’Epa, incontra in Vaticano il cardinale Turcson che si occupa delle problematiche del clima. E Papa Francesco sarà un altro grande protagonista dell’impegno ambientale, con l’enciclica che verrà resa pubblica giugno.
Sul fronte interno Obama vuole raddoppiare la rapidità di riduzione delle emissioni, malgrado l’ostilità della maggioranza: “Non lascerò che il Congresso mini la salute dei nostri figli e ostacoli i nostri sforzi”. I repubblicani si trovano in difficoltà su questo tema, e anzi si intuisce che i democratici utilizzeranno questa arma potente che verrà utilizzata nella campagna presidenziale del 2016.
L’accusa che la lotta per il clima indebolirebbe l’economia è infatti totalmente spuntata negli Usa, visto che i livelli di disoccupazione si sono dimezzati e anche considerati gli importanti risultati ottenuti dalle rinnovabili. Continua sull'articolo integrale 

29 gennaio 2015

SCENARI:L'INCHIESTA DI TIRRENO POWER PUNTA AI VERTICI

 Interessante articolo di Antonio Rossitto
  tratto da  Panorama  del 4 febbraio 2015.
L'INCHIESTA DI TIRRENO POWER PUNTA AI VERTICI
Tra gli indagati consiglieri di amministrazione
 e manager ..

Dieci mesi fa la chiusura degli impianti a carbone della Tirreno Power di Vado Ligure.
E adesso l'inchiesta per disastro ambientale entra nel clou.
Gli indagati sono una cinquantina.....
Il piu' illustre per ora, resta Claudio Burlando ,governatore della Liguria,accusato di disastro ambientale.
Tra gli indagati spiccherebbero i nomi di alcuni storici manager di Sorgenia..........La loro posizione ,assieme a quella dei membri del consiglio di amministrazione della Tirreno Power designati dagli altri azionisti ,non sarebbe affatto secondaria. 
Il consiglio determina le scelte aziendali e quasi nulla ,hanno verificato i magistrati , è stato fatto negli anni per limitare le emissioni nocive.
Il Procuratore Granero aspetta gli esiti di una consulenza finanziaria:se emergessero responsabilità ,allora l'inchiesta farebbe ingresso nei salotti buoni del capitalismo italiano.
Antonio Rossitto


La Stampa: Centrale, da marzo a oggi solo ipotesi di reato doloso.

Tratto da La Stampa 

Centrale, da marzo a oggi solo ipotesi di reato doloso

L’ordinanza di sequestro degli impianti a carbone considerata “spartiacque” tra le accuse                                MARCO RAFFA

Nell’inchiesta della Procura di Savona su Tirreno Power che ha portato a 47 iscrizioni nel registro degli indagati per disastro ambientale, ci sono «condotte», cioè ipotesi di reato contestate agli indagati, sia dolose che colpose. E se fino all’11 marzo scorso, quando il gip Fiorenza Giorgi sequestrò i gruppi a carbone della centrale, si ipotizzano anche condotte colpose, da quel momento in poi le ipotesi di reato individuate dalla Procura sono tutte dolose.

Da quel momento, insomma, secondo gli inquirenti, chi si è mosso per far ripartire l’attività reiterando i reati di inquinamento e danno per la salute, lo ha fatto in modo consapevole, doloso appunto. «Non poteva non sapere». 
Non è una svolta da poco quella che filtra dai corridoi del sesto piano di palazzo di giustizia. Che le posizioni dei 47 (finora) indagati per Tirreno Power non fossero univoche lo si sapeva da sempre: capicentrale, direttore generale dell’azienda, funzionari regionali, il governatore Burlando, alcuni assessori, responsabili dei ministeri e dell’Ist, l’istituto tumori di Genova, i sindaci di Vado e Quiliano. Tutti insieme appassionatamente, ma non tutti nella stessa barca se è vero che lo spartiacque è rappresentato proprio dalle 44 pagine dell’ordinanza di sequestro dei gruppi a carbone. Prima, era forse possibile che «non si sapesse» che, a dispetto dei limiti di legge, l’attività della centrale aveva pesanti ricadute su ambiente e salute. «Dopo», questa scusante non sarebbe più invocabile. Anche se, va detto, i dubbi, gli allarmi, le prese di posizione anche ufficiali e di prestigio (da parte dell’Ordine provinciale dei medici, per esempio) c’erano stati anche prima, sostanzialmente inascoltati e sottovalutati.

È il tema di fondo su cui si è scatenata la querelle che ha visto protagonista il governatore Burlando: dopo aver appreso di essere indagato, il presidente della giunta regionale ha tirato in ballo uno «studio dell’Istituto superiore di sanità» di cui la Regione era in possesso e che sostanzialmente avrebbe messo in discussione la consulenza epidemiologica della Procura di Savona. Giustificando quindi le scelte politico-amministrative della giunta, ultimo il «sì» all’ultima Aia licenziata dal ministero dell’Ambiente. In quell’occasione, dopo il dietrofront dei Comuni di Vado e Quiliano, che avevano alla fine concordato con il parere istruttorio Ippc (fase unica per il riavvio degli impianti), in Conferenza stampa la Regione era stata l’unica, votando contro, a sostenere una posizione - con tanto di delibera - secondo cui la centrale doveva ripartire in due fasi. La versione, per così dire, meno restrittiva e più vicina ai «desiderata» dell’azienda. Una posizione che la Procura ha certamente «attenzionato» al pari di altre .

Ieri il governatore Burlando è tornato sul caso del documento dell’Istituto superiore di sanità: «Non tocca a me commentare giudizi tecnici. C’è difficoltà perché soggetti diversi hanno riscontri diversi sulle conseguenze delle emissioni della centrale». E ancora: «Non faccio più commenti su questa vicenda. È giusto fermarmi qui. Sono a disposizione degli inquirenti se vogliono ascoltare anche me dopo avere ascoltato i miei assessori e i funzionari». Va detto che, dopo aver acquisito ad aprile 2014 il documento datato 28 gennaio, la Procura aveva convocato le autrici, le dirigenti Iss Stefania Salmaso e Loredana Musumeci. Una lunga «conversazione» con i consulenti della Procura da cui era emerso che al momento di stilare il loro testo, gli esperti dell’Iss non avevano avuto a disposizione l’intera consulenza ma soltanto un testo parziale.

Infine le vicissitudini societarie: ieri Bloomberg ha diffuso una hard news secondo cui sabato scade la moratoria del debito che Tirreno Power ha verso le banche (894 milioni di euro). 

Per domani è convocata l’assemblea degli azionisti che deciderà le strategie per evitare il default.

Il Secolo XIX :Tirreno Power, tutta la verità sul documento dell’Istituto di Sanità.

Immagine tratta da "Il Secolo XIX " oggi in edicola.
Tratto da Il Secolo XIX
Savona - Ventotto gennaio, undici marzo, metà aprile: si tratta di tre date importanti nella vicenda Tirreno Power. Tre appuntamenti legati soprattutto alla querelle sollevata dal presidente della Regione Liguria Claudio Burlando su un documento dell’istituto superiore di sanità e il cui contenuto avrebbe portato ad una conclusione differente rispetto alla consulenza di parte della procura dei periti Crosignani, Franceschi e Scarselli.

Ventotto gennaio 2014: è la data indicata sul parere redatto da Stefania Salmaso e Loredana Musmeci, due funzionarie dell’Istituto e inviato al ministero della salute nel quale si muovono critiche metodologiche e non solo del lavoro dei tre esperti della procura savonese. Ed è a questo (di cui si aveva notizia) che probabilmente si riferisce il presidente Burlando quando sostiene di «conclusioni opposte tra procura e Iss». Ma da quella data di inizio 2014, successiva alla consegna della consulenza da parte della procura al Ministero, le cose sarebbero cambiate. 
Intanto a marzo il giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi ha sequestrato i due blocchi a carbone, ma soprattutto il pool inquirente (procuratore Francantonio Granero, il sostituto Chiara maria Paolucci, i carabinieri del Noe di Genova e la polizia giudiziaria del tribunale di Savona) è andato in missione a Roma per acquisire carteggi e soprattutto sentire tecnici e funzionari ministeriali dell’Ambiente e della Salute oltre che dell’Ispra. E proprio in quella tornata di audizioni sono state sentite le due firmatarie del parere. Ed è in quella fase che i vertici dell’Iss avrebbero chiarito la situazione (come anticipato martedì da Il Secolo), sottolineando di aver preso quella posizione su un’esame parziale della documentazione inviata dalla procura su più files e quindi con qualche problema di chiarezza. E di fatto promuovendo la consulenza.
Non è un caso che Stefania Salmaso e Loredana Musmeci non figurino nella lista delle persone indagate per disastro ambientale doloso in quanto le conclusioni a cui erano arrivate sarebbero partite da una base incompleta e quindi in completa buona fede. Come era stato sentito il presidente Burlando, ieri il cronista ha provato a contattare le due dirette interessate, ma la segretaria, con gentilezza, ha invitato a chiedere all’ufficio stampa per qualsiasi contatto. E di quell’atto, non specificamente secretato, c’è contezza nel fascicolo degli inquirenti.

28 gennaio 2015

Ecoreati, com'è cambiato il disegno di legge

Tratto da Public policy

Ecoreati, com'è cambiato il disegno di legge in commissione al Senato


ROMA (Public Policy) - Le commissioni Ambiente e Giustizia al Senato hanno approvato la proposta di legge che istituisce nuovi delitti contro l'ambiente nel codice penale e che adesso, nel giro di due settimane, è pronta per l'arrivo in aula. La pdl, già approvata dalla Camera, dovrà comunque tornare in seconda lettura a Montecitorio. Diverse e signficative sono state, infatti, le modifiche al testo approvate dalla 2a e dalla 13a commissione di Palazzo Madama. 
Per prima cosa sono cambiate le difinizioni delle nuove fattispecie di inquinamento e di disastro ambientale per evitare il rischio - denunciato dal Wwf e dalle associazioni ambientaliste - di "abolitio criminis", ovvero il rischio che un fatto costituente reato secondo la legge vigente cessa di esserlo dopo l'approvazione di una nuova legge. Le pene previste non sono cambiate (da 2 a 6 anni e da 10 mila a 100 mila euro per inquinamento ambientale; e da 5 a 15 anni per disastro ambientale).

Compierà il reato di inquinamento ambientale "chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento durevoli dello stato preesistente: delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna".

27 gennaio 2015

Centrale Tirreno Power,il Ministero smentisce Burlando.

Immagini e testo tratte da Il Secolo XIX oggi in edicola

CENTRALE ,IL MINISTERO SMENTISCE BURLANDO.

I VERTICI DELL' ISS ASCOLTATI DAL PROCURATORE ,MA NON C' E' TRACCIA DEL DOCUMENTO CHE NEGA L' INQUINAMENTO DELL'ARIA.
Sono stati gli stessi dirigenti dell' Istituto Superiore di Sanità a "smentire "il Governatore della Regione Liguria,Claudio Burlando  sull'esistenza di un documento secondo il quale l'aria attorno alla centrale  di Tirreno Power non sarebbe cosi' devastante come evidenziato al contrario della consulenza di parte . I responsabili  dell' Iss romano sono stati infatti ascoltati dal Procuratore Francantonio Granero e dal suo  sostituto Chiara Maria Paolucci in veste di persone informate sui fatti  proprio in relazione alle documentazioni redatte dallo stesso  ente e neppure in quella occasione  sarebbe saltato fuori il documento  ventilato dal presidente della Regione.
Qualcuno parla di una sorta  di "mistero metropolitano" in riferimento a quell'atto che non risulta acquisito da nessuna parte.

Al contrario ,invece,come sottolineano anche i responsabili della Rete Fermiamo il carbone l'unico documento dell' ISS  è ben pubblico e in possesso di tutte le parti in causa.
Dopo la posizione del Ministero dell' Ambiente  che lo stesso Burlando ha ammesso "di aver visto modificare sotto i miei occhi",sembrano crollare anche i pilastri  dell' Ist e  dell' Iss che la giunta regionale aveva preso ad esempio per giustificare le decisioni in merito alla concessione dell' Aia e le successive modifiche.

Insomma la difesa di Claudio Burlando sembra poggiarsi su una base d'argilla ,anche se il governatore avrà l'occasione  per spiegare la sua posizione  nel corso dell' interrogatorio  a cui verrà sottoposto nelle prossime settimane in procura.
Sono trasorsi dieci mesi dal sequestro dei due gruppi a carbone della centrale termoelettrica e nonostante le decine di audizioni effettuate a palazzo di giustizia  e in trasferta a Roma , la consulenza della procura  avrebbe retto all'urto delle critiche e delle polemiche.
Scontato  che se l'inchiesta  dovesse andare avanti,la difesa chiederà una consulenza di parte o l' incidente probatorio,ma resta il fatto che quello che sembrava un lavoro incompleto  sarebbe stato preso ad esempio da altre procure(Gorizia per Monfalcone e Brindisi).
IL POOL INQUIRENTE INTANTO E' GIA' PASSATO ALLA FASE FINALE DELL' INCHIESTA: LA REDAZIONE DEL CAPO D' IMPUTAZIONE DA CONTESTARE  AI 47 INDAGATI NELL' INCHIESTA PER  DISASTRO AMBIENTALE DOLOSO.
                                              
Riportiamo  anche  la seguente  immagine tratta da Il Secolo XIX di pochi giorni fa.... 
 LE ACCUSE.
L' ipotesi di reato:concorso in  disastro ambientale doloso

" Il gestore ha sempre fatto quello che gli tornava piu' vantaggioso,  il tutto nella neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo,e che lungi dal sanzionare  le dette inottemperanze,hanno ritardato  in modo abnorme l' emissione dei dovuti provvedimenti  ed emesso alla fine 
un' Aia estremamente vantaggiosa e.......

1)Rivoluzione termoelettrica .... IL CASO 2)Per evitare i disastri climatici bisogna lasciare carbone petrolio e gas sottoterra

Rivoluzione termoelettrica .... 

IL CASO

Genova - Che fine faranno le centrali termoelettriche italiane? Alcune saranno chiuse, altre convertite, magari a biomassa come Enel dice di voler fare a Porto Tolle.Altre ancora, spinte dalla ripresa della domanda torneranno a funzionare un numero di ore adeguato a renderle remunerative. Nessuno è in grado di prevedere cosa sarà del parco termoelettrico nei prossimi anni. Enel ha deciso di pensionare 23 impianti, compreso quello di Genova, per complessivi 11 GW di potenza, proprio per “alleggerirsi” rispetto al futuro: 700 i lavoratori coinvolti.
E.On ha abbandonato Spagna, Portogallo (e tra poco l’Italia) per riorganizzarsi in Germania: punta su rinnovabili e servizi al consumatore e fa confluire le attività legate alle fonti convenzionali in una newco.
Secondo uno studio della svizzera Ubs Bank, fotovoltaico su tetto, sistemi di accumulo e veicoli elettrici sono le tre tecnologie che nei prossimi anni sconvolgeranno il sistema, costringendo le utility a cambiare strategia.........
«Se guardiamo ai prossimi tre o quattro anni la sorte degli impianti dipende dalla domanda - dice l’economista Marzio Galeotti - ma sul medio periodo il modello del grande impianto termoelettrico è superato». Secondo Galeotti quella degli operatori «è una battaglia di retroguardia». «Le reti digitalizzate consentiranno ai singoli piccoli produttori di mettere in rete l’energia non utilizzata, mentre le grandi batterie renderanno possibile lo stoccaggio. Certo - conclude lo studioso - un certo numero di impianti sopravvivrà per fronteggiare l’intermittenza delle rinnovabili, ma il parco termoelettrico, così come lo conosciamo, non esisterà più e le aziende che non sapranno riorganizzarsi in funzione del cambiamento moriranno».

Qui l'articolo integrale

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Tratto da QualEnergia 

Per evitare i disastri climatici bisogna lasciare petrolio e gas sottoterra

Un nuovo, ampio studio ha confermato ciò che gli ambientalisti vanno dicendo da tempo: per evitare i disastri climatici, i combustibili fossili vanno lasciati sottoterra, bisogna dire stop all’estrazione e allo sfruttamento.

Lasciate gas e petrolio nel sottosuolo: è questo il monito che viene dai ricercatori che hanno concluso come, per evitare che i cambiamenti climatici continuino ad aggravarsi, la maggioranza dei giacimenti di combustibili fossili debba essere lasciata sottoterra, compresi la quasi totalità del carbone negli Usa e nel Medio Oriente, tutto il gas e il petrolio dell’Artico, il 90% del carbone australiano, la stragrande maggioranza delle sabbie bituminose del Canada, il 78% del carbone europeo e gran parte del gas sempre del Medio Oriente. Lo studio è stato pubblicato su Nature ed è stato condotto da Christophe McGlade e Paul Ekins, della University College London.
McGlade ed Ekins ricordano come siano stati gli stessi «decisori politici a determinare che l’aumento della temperatura globale causato dai gas serra non deve andare oltre i 2° sopra la media delle temperature globali dell’era pre-industriale». Ebbene, per rimanere sotto questa soglia, i ricercatori affermano che «a livello globale, un terzo delle riserve di petrolio, metà delle riserve di gas e oltre l’80% delle attuali riserve di carbone devono restare inutilizzate dal 2010 al 2050».
Questo non è certo il primo studio che sottolinea come l’abuso di combustibili fossili risulti pericolosi, ma è l’unico che ha specificato quali siano e dove siano i giacimenti che non andrebbero toccati.

26 gennaio 2015

Rete Savonese Fermiamo il carbone :"Richiesta di documentazione all'Istituto Superiore di Sanità e al Ministero della Salute "


Spett. Istituto Superiore di Sanità


Spett. Ministero della Salute
Direz Gen Prevenzione Sanitaria

P.C. Procura delle Repubblica di Savona
  
Oggetto: Procedimento rinnovo anticipato autorizzazione Integrata Ambientale  Centrale Termoelettrica di Vado Ligure-Quiliano
Richiesta di documentazione legge 241 e d.lgs. 195/2005
  
A seguito delle dichiarazioni del Presidente della Regione Liguria apparse recentemente sui media riferentesi a  un documento dell'Istituto Superiore di Sanità di qualche anno fa sull'attività della centrale Tirreno Power che non indica correlazioni tra le emissioni e la salute dei cittadini”  si richiede, ai sensi delle norme in oggetto, di avere copia di tale documento ed in ogni caso di tutta la documentazione prodotta da Codesto Istituto che si riferisca alle correlazioni tra le emissioni dell’impianto in questione e la salute dei cittadini del territorio compresa la nota prot. N. 0049140 del 27/12/2013 di Codesto ISS (citata nella DGPRE 0031082-P-25/11/2014 del Min Salute ).
  
In attesa di cortese sollecito riscontro 
si ringrazia e si porgono i migliori saluti

Rete Savonese Fermiamo il Carbone

Savona 26 gennaio 2015


 Leggi su Il Vostro Giornale 


Grazie a Samantha Cristoforetti. Dallo spazio il cielo su Savona risulta straordinariamente limpido.........

          QUANDO UN' IMMAGINE VALE
                    PIU' DI TANTE PAROLE.

Dallo spazio il  nostro cielo risulta straordinariamente limpido............

Un grazie a   Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana nello spazio , per averlo eccezionalmente immortalato .


Immagine tratta da IVG

“Hello #Savona from space”, Samantha Cristoforetti ci saluta dalla stazione spaziale

24 gennaio 2015

Tirreno Power ,il ciclone si abbatte sulla Regione Liguria........e non solo

Tirreno Power, il ciclone si abbatte sulla Regione


 






Genova - Mezza giunta regionale, i sindaci di Vado e Quiliano delle ultime due legislature e i vertici dell’Ist di Genova sono indagati dalla procura di Savona per la vicenda Tirreno Power di Vado Ligure. Si tratta dei primi dieci nomi trapelati dalla lunghissima lista (47 in tutto) di persone iscritte nel registro degli indagati per concorso in disastro ambientale doloso e reati amministrativi. Dopo i nomi del presidente Claudio Burlando e dell’assessore Renzo Guccinelli, anticipati ieri da Il Secolo XIX, nella lista degli indagati risultano anche il vicepresidente ed assessore alla sanità Claudio Montaldo e l’ex assessore all’ambiente Renata Briano, oggi parlamentare europea del Pd. Nei guai sono finiti poi il sindaco di Quiliano, Alberto Ferrando (al suo secondo mandato), l’ex primo cittadino di Vado, Attilio Caviglia e l’attuale (eletta a maggio) Monica Giuliano. Gli ultimi nomi trapelati dalla fitta maglia di riserbo della procura sono infine Paolo Bruzzi, direttore del dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell’istituto per la ricerca sul cancro di Genova e Domenico Franco Merlo, oncologo e dirigente dell’Ist di Genova.
Questi ultimi due sarebbero gli autori della valutazione dei possibili effetti sanitari in relazione alla qualità dell’aria nella provincia di Savona ed i firmatari della missiva inviata a fine novembre all’assessore Montaldo con le contestazioni, punto per punto, tendente a smontare il castello accusatorio della consulenza della procura. Lettera firmata da Paolo Bruzzi e “smentita” dal collega Merlo all’audizione di alcuni mesi fa davanti al procuratore Francantonio Granero
È un autentico ciclone quello che si sta abbattendo sui vertici politici e dirigenziali delle amministrazioni locali che negli ultimi anni hanno partecipato attivamente alle decisioni sulle autorizzazioni per la produzione delle centrale termoelettrica di Vado.
Secondo il procuratore Granero e la sua sostituta Chiara Maria Paolucci ognuno di loro avrebbe contribuito a non impedire le conseguenze sulla salute pubblica provocate dall’inquinamento delle ciminiere dei due gruppi a carbone (VL3 e VL4) della centrale di Tirreno Power, concorrendo quindi alla commissione del reato insieme ai vertici dell’azienda e ai direttori dell’impianto vadese nell’ultimo decennio. 
Finora sono infatti quindici i nomi conosciuti degli indagati.Ai nove politici si aggiungono il dirigente regionale Gabriella Minervini, i quattro capi centrale che si sono succeduti dal 1999 al 2012 (Emilio Macci, Stefano La Malfa, Gianni Biavaschi e Pasquale D’Elia) e l’ex direttore generale di Tirreno Power Giovanni Gosio, che rappresentano i primi presunti responsabili del disastro ambientale doloso provocato dai fumi della centrale di Vado e Quiliano a rispondere.
Nella lunga lista delle persone che nelle prossime settimane dovranno essere sentite a palazzo di giustizia dal pool inquirente ci sono anche dirigenti e tecnici ministeriali oltre ai responsabili dei vari organismi che a titolo differente hanno firmato o votato delibere ritenute inidonee a tutelare la salute pubblica. O fornito anche pareri e studi. Secondo l’accusa tutti sapevano, ma in pochi sarebbero intervenuti per bloccare un sistema che avrebbe provocato 427 morti e oltre 2500 ricoveri, tra cui 586 bambini per problemi respiratori. 
Dopo quasi quattro anni di indagine la procura savonese sarebbe arrivata alla resa dei conti chiamando alle proprie responsabilità l’azienda, ma soprattutto coloro che avrebbero permesso il disastro
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Tratto da IVG 

Tirreno Power, interrogazione di Della Bianca in Regione: “Informi dei passaggi che hanno coinvolto l’Ente”


Vado Ligure. L’inchiesta sulla Tirreno Power, la centrale a carbone di Vado Ligure, si avvia alla stretta decisiva, e la consigliera regionale Raffaella Della Bianca punta il dito sull’iscrizione del presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e degli assessori Guccinelli, Briano e Montaldo nel registro degli indagati dalla procura di Savona per concorso in disastro ambientale doloso, oltre, a quanto sembra, al coinvolgimento di società partecipate della Regione come l’Arpal.
“Chiedo attraverso un’interrogazione – conclude la Della Bianca – di avere un’informativa generale e necessaria sulla situazione e i vari passaggi che hanno coinvolto l’Ente regione, perché sulla Tirreno Power oltre al disastro ambientale è stata messa in serio repentaglio la salute delle persone”. Leggi tutto su IVG 

PRESIDENTE BURLANDO : "Non decidere avrebbe significato UN DANNO AMBIENTALE COLOSSALE....."

Non decidere avrebbe significato UN DANNO AMBIENTALE COLOSSALE:TENERE DUE GRUPPI A CARBONE VECCHI DI 40 ANNI E MOLTO INQUINANTI."


Riportiamo  integralmente il post del 


Tratto da Panorama del 6 Novembre

                      


AIA, QUELLA LICENZA NON CONVINCE PROPRIO!!!!!!

L' inchiesta sulla centrale  a carbone di Vado Ligure punta sull' Autorizzazione integrata ambientale."Il ministero dell' Ambiente ha impiegato 5 anni per dare il placet ai vetusti gruppi a carbone : CHE ANCORA FUNZIONANO.

Un criptico  acronimo potrebbe riservare sorprese nell' inchiesta sulla centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure,di cui è azionista anche la Sorgenia della famiglia di Carlo De Benedetti.
Questo versante investigativo , che coinvolge politici e burocrati ,ruota attorno a tre lettere : AIA.Sigla che sta per autorizzazione integrata ambientale:il processo che certifica se e emissioni  e il funzionamento di un impianto  siano adeguati agli standard europei.
Una domanda che la Tirreno Power aveva presentato al ministero dell' ambiente ,guidato dal verde Pecoraro Scanio,nel febbraio del 2007.La società chiedeva quindi una sorta di "licenza di esercizio 

"per i vetusti gruppi a carbone del 1970. 
Gli stessi che ipotizzano,i consulenti tecnici della Procura di Savona,avrebbero causato un significativo eccesso di morti  e malattie sotto le ciminiere di Vado Ligure.

La legge è chiara :bisognerebbe rilasciare l' Aia entro 5 mesi dall' istanza.invece,nel caso della centrale di Vado Ligure,si è tirato avanti per 5 anni ,fino al dicembre 2012 ,quando il Ministero dell' Ambiente ha autorizzato emissioni superiori ai limiti voluti dall' UE.
Sei mesi prima, a marzo 2012 , il ministero dello Sviluppo economico aveva intanto dato il via libera alla costruzione di un nuovo gruppo a carbone.
I lavori dovrebbero durare tra i 6 e gli 8 anni Nel mentre i vecchi  impianti  continueranno a funzionare,GRAZIE ALLA DEROGA CONCESSA.
Un rinvio che ha permesso alla Tirreno Power di ritardare i cospicui investimenti,oggi quantificati in 1,2 miliardi di Euro ,necessari per l'ammodernamento.
Anomalie denunciate dalle associazioni ambientaliste con un articolato esposto,firmato dall' Avvocato Mateo Ceruti che mette sotto accusa,oltre alla procedura dell' Aia, anche il potenziamento della centrale:richiesta su cui la giunta della Regione Liguria, guidata dal pd Claudio Burlando,sia nel 2007 che nel 2009 aveva dato parere contrario. Fino all 'inversione a U  del Luglio 2011.
"la scelta più difficile del mio mandato" la definì Burlando .

Non decidere avrebbe significato UN DANNO AMBIENTALE COLOSSALE:TENERE DUE GRUPPI A CARBONE VECCHI DI 40 ANNI E MOLTO INQUINANTI."
GLI STESSI CHE CONTINUERANNO A FUNZIONARE ALMENO SINO AL 2020,TRA OSCURI RITARDI E INCOMPRENSIBILI ANOMALIE.(A R)

23 gennaio 2015

Tirreno Power, la Commissione rifiuti ascolta il procuratore di Savona

Tratto da Rsvn.it

Tirreno Power, la Commissione rifiuti ascolta il procuratore di Savona

Sul caso delle ceneri della centrale

Tirreno Power, la Commissione rifiuti ascolta il procuratore Savona


Savona. La Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti in missione in Liguria ha ascoltato anche il procuratore capo di Savona Francantonio Granero" che ha riferito "sull'inchiesta aperta sul trasferimento delle ceneri dell'impianto di Tirreno Power".

Lo si è appreso durante la conferenza stampa conclusiva della missione ligure della Commissione. Parte dei verbali infatti saranno secretati perchè, ha detto il presidente della Commissione Alessandro Bratti "ci sono inchieste in corso. Secondo quanto ci ha riferito il capo della Direzione distrettuale antimafia Michele Di Lecce ci sono una decina di indagini in corso sulla questione rifiuti in tutta la Liguria".
Le indagini riguardano sia episodi di corruttela sia di possibili infiltrazioni di organizzazioni criminali.

PROBLEMATICA TIRRENO POWER .DISASTRO AMBIENTALE:ISTITUZIONI NEL MIRINO.

Immagini tratte da La Stampa di oggi 

DISASTRO  AMBIENTALE. ISTITUZIONI NEL MIRINO.
L' ACCUSA IL DANNO C' E' STATO CHI DOVEVA IMPEDIRLO NON L' HA FATTO.

Sindaci,amministratori regionali dal governatore in giu' ,ma teoricamente anche tutti i colleghi di giunta  che hanno votato le Delibere Pro Tirreno Power . E poi funzionari dei ministeri e tecnici-consulenti dei Comuni inseriti nella commissione IPPC  che ha predisposto il "parere istruttorio",cioè lo strumento tecnico principe  su cui incardinare l' Aia.I partecipanti alle due conferenze dei servizi del 2012 e 2014 che hanno autorizzato, della centrale .
TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE,si fa per dire, nel fascicolo della Procura di Savona.....
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Tratto da Il Secolo XIX

Tirreno Power, sotto inchiesta mezza giunta regionale.

Intanto dopo il governatore della Regione Claudio Burlando, tocca agli amministratori di Vado e Quiliano finire nel registro degli indagati per concorso in disastro ambientale doloso. E la notizia è di quelle in grado di scuotere l’ambiente politico e non della provincia all’indomani della indiscrezione che l’inchiesta sulle presunte conseguenzedell’inquinamento della centrale a carbone sulla salute della gente ha allargato i confini delle responsabilità anche a politici e tecnici dei vari ministeri e organismi di controllo.
I sindaci di Vado e Quiliano, Monica Giuliano (tra l’altro presidente anche della Provincia) e Alberto Ferrando, sono rimasti stupiti, ieri pomeriggio, dalle indiscrezioni che trapelavano dal Palazzo di Giustizia. E come era accaduto per Burlando anche loro non hanno ricevuto alcun avviso di garanzia. Solo nelle prossime settimane dovrebbero ricevere l’avviso di comparire a palazzo di giustizia per l’interrogatorio. E in quel caso chiarire le rispettive posizioni.
«Tempo fa eravamo stati convocati dal Procuratore e avevamo spiegato le procedure seguite – ha commentato il sindaco Giuliano -, ma il fatto di essere indagati ci giunge come una novità. Speriamo che nei prossimi giorni la questione venga chiarita, per adesso non abbiamo ricevuto alcuna informazione in merito».
La notizia è stata accolta con sorpresa anche dal collega quilianese Ferrando, che con l’ex sindaco vadese Attilio Caviglia aveva anche presentato un ricorso al Tar contro la concessione della precedente Autorizzazione integrata ambientale. Paradossale proprio il caso di Caviglia: eletto dal fronte ambientalista nel 2009 risulterebbe iscritto nel registro degli indagati per non aver impedito i danni provocati dall’attività della centrale... 
Caviglia era stato il primo sindaco ad essere sentito dalla procura nei mesi successivi il sequestro dei due gruppi a carbone avvenuto a marzo scorso. Insieme al collega Ferrando erano stati messi al corrente dei risultati più importanti della consulenza di parte su mortalità e morbilità provocati dai fumi della centrale.
Lo scorso autunno poi Ferrando venne nuovamente sentito come persona informata sui fatti dal procuratore e in quella occasione fu la prima volta di Monica Giuliano a rispondere alle domande dei magistrati dopo l’approvazione della nuova Aia secondo i dettami della Regione. In quell’occasione il procuratore chiese conto di quella decisione e su richiesta della stessa Giuliano distribuì a tutti gli enti competenti la tanto contestata consulenza tecnica di parte.
Alla luce di quei nuovi elementi i sindaci di Vado e Quiliano votarono la pratica con modifiche. Resta da capire quali possano essere le contestazioni precise mosse ai tre amministratori locali che, per legge, sono responsabili della salute pubblica
Tra le ipotesi c’è, soprattutto per Caviglia e Ferrando, che la procura sia convinta che i due sindaci sapessero delle misurazioni “a terra” e non a camino praticate dall’azienda e che non si siano attivati per intervenire a favore della salute dei cittadini. Ma restano ipotesi. Per saperne di più bisognerà attendere la tornata di interrogatori che dovrebbe cominciare a febbraio.Qui l'articolo integrale