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30 luglio 2016

Da Cracovia una lettera a Papa Francesco per chiedere il disinvestimento dalle fonti fossili.

Tratto da La Stampa
Dalla GMG di Cracovia una lettera a Papa Francesco per chiedere il disinvestimento dalle fonti fossili
Ecco la lettera rivolta a Papa Francesco per chiedergli di esortare le istituzioni e organizzazioni cattoliche al ritiro degli investimenti nell’industria delle fonti fossili
In occasione della veglia organizzata all’interno della Giornata Mondiale della Gioventù da 350.org insieme al Global Catholic Climate Movement, è stata resa pubblica la lettera che i giovani di tutto il mondo hanno rivolto a Papa Francesco con un duplice obiettivo: ringraziare il Santo Padre per il suo impegno in favore del clima e chiedergli di lanciare un appello per il disinvestimento dalle fonti fossili all’interno del mondo cattolico. 

Pubblichiamo qui di seguito la traduzione italiana della lettera, scritta da 350.org e firmata da oltre 140 organizzazioni e movimenti giovanili di ogni parte del globo. L’appello rappresenta un’importante iniziativa affinché all’interno della Chiesa Cattolica venga avvertita come sempre più impellente l’esigenza morale di abbandonare gli investimenti nell’industria delle fonti fossili, coerentemente con i valori proclamati nell’Enciclica “Laudato Si’”. Una scelta di questo tipo viene incoraggiata in Italia anche dalla campagna #DivestItaly, che si sta rivolgendo prioritariamente proprio agli istituti e organizzazioni cattoliche per incoraggiarle a disinvestire dalle fonti fossili. 

La lotta efficace contro il riscaldamento globale sarà possibile unicamente attraverso una risposta collettiva responsabile, che superi gli interessi e i comportamenti particolari e si sviluppi libera da pressioni politiche ed economiche… Quando si parla di cambiamenti climatici, esiste pertanto un chiaro, definitivo e improrogabile imperativo etico ad agire.  
Papa Francesco  

Santissimo Padre, 

Le scriviamo come giovani, come componenti delle istituzioni gesuite, cattoliche, cristiane, religiose e non, come persone di buona volontà, a nome di un’intera generazione. Siamo sull’orlo di una catastrofe climatica. La nostra generazione potrebbe diventare testimone di un incremento di 2ºC della temperatura globale, e assistere in prima persona ad alcuni degli effetti più gravi causati dal cambiamento climatico. Pur sull’orlo di questo precipizio, ci troviamo uniti in un vasto movimento globale che invoca giustizia ambientale. Nonostante le nostre differenze culturali, nazionali e religiose, ci riconosciamo come fratelli e sorelle di una comunità globale. Crediamo che la Giornata Mondiale della Gioventù rappresenti un’incredibile opportunità per imparare l’uno dall’altro riguardo ai nostri ruoli a salvaguardia dell’ambiente, e guardiamo a Lei come leader di questo movimento. 

Dopo la pubblicazione della Sua enciclica “Laudato Si’”, lo scorso giugno, siamo stati ispirati dal Suo appello per la giustizia climatica e per la consapevolezza della comunità globale e cattolica sulle cause sistemiche della crisi climatica. Concordiamo con le Sue critiche sulla mancanza di risposte al cambiamento climatico da parte dei nostri politici e governanti. Sant’Ignazio di Loyola ci ha incoraggiato a vedere Dio in tutte le cose: sfortunatamente, molti dei nostri leader stanno ignorando questa importante lezione. La risposta politica internazionale al cambiamento climatico è stata incredibilmente debole. Il messaggio che stiamo promuovendo nel mondo attraverso il nostro movimento per il disinvestimento dalle fonti fossili richiama la Sua osservazione sul fatto che “la sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti.” Ci troviamo completamente d’accordo con la sua analisi, Santo Padre, e vediamo nel disinvestimento un mezzo per ridurre il potere politico dei gruppi di interesse legati alle fonti fossili, un potere che fino a questo momento ha impedito l’adozione di un’appropriata legislazione sul clima. Come Lei ha affermato, le fonti fossili altamente inquinanti devono essere sostituite al più presto, e ciò non potrà accadere finché questi gruppi avranno un’influenza diretta sui processi politici. 

Inoltre, il movimento per il disinvestimento dalle fonti fossili afferma che “c’è un filo invisibile che collega tutte le numerose forme di esclusione e ingiustizia”, come Lei ha proclamato durante il Secondo Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari. In quell’occasione ha chiesto: “Riusciamo a riconoscerlo? Questi non sono problemi isolati. Mi chiedo se riusciamo a riconoscere che tali realtà distruttive sono parte di un sistema che è diventato globale. Sappiamo riconoscere che questo sistema ha imposto la logica del profitto a qualsiasi costo, senza preoccuparsi dell’esclusione sociale o della distruzione della natura?”  

Noi rispondiamo di sì. Vediamo tutt’intorno a noi le terribili conseguenze del capitalismo estrattivo, del colonialismo, del razzismo sistemico e di altre forme di ingiustizia. La strategia del disinvestimento è fondamentale per il movimento per la giustizia climatica, poiché ci costringe a pensare a come le varie questioni siano interrelate su scala globale. Non si può affrontare veramente la crisi climatica e i problemi di ingiustizia ambientale se non si modifica il più ampio sistema che permette a tali ingiustizie di continuare ad esistere. Attraverso l’appello alle nostre istituzioni affinché ritirino i propri capitali dalle aziende legate alle fonti fossili e li reinvestano nelle energie rinnovabili indirizziamo il dibattito sui cambiamenti climatici sulla strada verso un nuovo sistema globale, di cui abbiamo urgentemente bisogno. 

Nonostante le sfide colossali che la nostra generazione di giovani si trova ad affrontare abbiamo speranza nel futuro, e stiamo lottando per assicurarci un mondo dove un futuro di giustizia e stabilità sia possibile. Siamo stati ispirati e rinvigoriti dalla Sua testimonianza del Vangelo e dalle Sue sollecitazioni per un cambiamento reale e strutturale. Le chiediamo di fare appello alle nostre organizzazioni, così come ad altre istituzioni, affinché disinvestano dalle fonti fossili. Alcune delle più grandi organizzazioni cattoliche hanno ancora milioni di dollari investiti in aziende legate ai combustibili fossili, altamente inquinanti. Nell’arco di pochi anni questo movimento è cresciuto a una velocità straordinaria e ha raggiunto risultati importanti, tuttavia molte delle nostre istituzioni, pur facendo riferimento a valori cristiani, stanno purtroppo ignorando il Suo appello per la giustizia climatica rifiutandosi di disinvestire. Le chiediamo inoltre di proseguire gli sforzi per il disinvestimento del Suo stesso “campus”, dal momento che il Vaticano ha la stessa responsabilità delle nostre università o istituzioni nel rompere i propri legami con l’industria delle fonti fossili. Crediamo con tutto il cuore ai valori cattolici di protezione della Terra e delle persone oppresse, e stiamo offrendo alle nostre istituzioni la possibilità di vivere concretamente questi valori. Stiamo facendo tutto il possibile ma abbiamo bisogno del Suo aiuto, così da prendere parte insieme alla “globalizzazione della speranza”. 

La ringraziamo nuovamente per il Suo affetto e per la Sua guida, Santo Padre. 
Come giovani per un mondo più giusto, 

I 141 movimenti e organizzazioni giovanili firmatari
Riccardo Rossella, coordinatore campagna #DivestItaly.  

E' la prima volta nel Regno Unito che le rinnovabili superano il carbone.

28 luglio 2016

Decreto Ilva: ok dal Senato.Concesse ulteriori proroghe ed estesa l’immunità penale e amministrativa ai futuri acquirenti .

Tratto da rinnovabili.it

Decreto Ilva: ok dal Senato ad un futuro incerto

  • L’assemblea di Palazzo Madama rinnova la fiducia la Governo approvando l’ultimo provvedimento Salva Ilva. Concesse ulteriori proroghe ed estesa l’immunità penale e amministrativa ai futuri acquirenti
Decreto Ilva: ok dal Senato ad un futuro incerto

(Rinnovabili.it) – Via libera all’undicesimo decreto Ilva. Con 168 voti favorevoli, 102 contrari e due astensioni questa mattina il Senato ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando definitivamente il ddl di conversione del decreto-legge 9 giugno 2016, n. 98 con cui si introducono una serie modifiche all’impianto normativo per la cessione dell’azienda.
Dopo aver provato a salvare lo stabilimento siderurgico con prestiti milionari ed essersi guadagnata una procedura di infrazione Ue per gli ultimi 300 milioni euro concessi, a Roma non resta che vendere. Ma per poterlo fare ha dovuto garantire ai futuri acquirenti o affittuari un’immunità praticamente totale: garanzia di non punibilità per tutte le azioni messe in atto sulla base del piano ambientale, una proroga per l’attuazione del medesimo e più nessun obbligo nei confronti dei pregressi prestiti.

Ed è esattamente questo quello che il nuovo Decreto Ilva metterà in atto. L’articolo 1 del ddl sposta l’onere di rimborso dei sopracitati 300 milioni di euro a carico dell’amministrazione straordinaria del Gruppo ILVA e non più dell’acquirente o affittuario, a cui sarà estesa anche l’esclusione della responsabilità penale per l’attuazione del Piano ambientale e l’autorizzazione alla prosecuzione dell’attività produttiva e la commercializzazione dei relativi prodotti.

Il Governo ha deciso di essere generoso anche con i tempi di risanamento  che potranno essere ancora più lunghi dal  momento che è prevista una nuova proroga per l’attuazione del Piano. Nel dettaglio, i nuovi compratori avranno tempo fino al 31 dicembre 2019 per realizzarlo, più di tre anni oltre l’originale scadenza, fissata al 4 agosto 2016.

L’immunità preoccupa le opposizioni che hanno criticato aspramente proroghe e deroghe contenute nel ddl. .......

A tirarsi dietro grandi critiche è anche l’articolo 2 del provvedimento che posticipa al 2018 il termine previsto per il rimborso degli importi finanziati da parte dello Stato in favore del Gruppo ILVA. “A tal fine – riporta la nota stampa del senato –  si autorizzano i commissari a contrarre finanziamenti statali per un ammontare complessivo fino a 800 milioni di euro (di cui fino a 600 milioni di euro nel 2016 e fino a 200 milioni di euro nel 2017) al fine esclusivo di attuare il Piano di tutela ambientale e sanitaria”.Continua a leggere qui

Statistiche su malattie legate all'inquinamento ambientale

Tratto da Metlife
Statistiche su malattie legate all'inquinamento
I fattori ambientali che possono provocare malattie anche gravi sono tanti. Ne cito solo alcuni: l’inquinamento atmosferico, le radiazioni ultraviolette, i cambiamenti climatici e degli ecosistemi, i rumori, l’edilizia, l’agricoltura e i comportamenti delle persone. Ma è risaputo che l'inquinamento atmosferico, acustico e delle falde provoca i danni maggiori all'uomo. In generale, laddove l'attività antropica è più presente, si rilevano le maggiori concentrazioni di malattie dovute all'inquinamento.

La percezione della mortalità


Non sorprende che le ansie e le preoccupazioni che ci accompagnano ogni giorno siano rivolte costantemente a eventi statisticamente piuttosto rari e meno frequenti di eventi e malattie più comuni che dovrebbero apparirci più preoccupanti. Un incidente o un ancora più improbabile attacco terroristico è percepito, a causa anche della martellante diffusione dei media, più tangibile di ciò che può diventare realmente pericoloso. Sottovalutando così un elemento continuamente presente e fondamentale: l'ambiente che ci circonda.

Causa diretta o indiretta di innumerevoli malattie è infatti l'inquinamento e il rapporto che l'essere umano ha con il proprio ecosistema. La poca attenzione che l'impatto dell'uomo esercita sull'ambiente ha costituito, nelle aree maggiormente popolate, un silenzioso pericolo. Fattori ambientali come i cambiamenti climatici e i raggi ultravioletti, l'agricoltura e l'alimentazione, l'ecosistema e il suo irreparabile danneggiamento, le città e le interazioni tra le persone sono solo alcuni di un lunghissimo elenco da citare.
Analizzarli tutti sarebbe impossibile. Io mi concentrerò su quelli di maggiore incidenza e che condizionano un grande numero di persone. Sto parlando dell'inquinamento atmosferico, l'inquinamento acustico e l'inquinamento delle falde acquifere.

L'Italia delle polveri sottili


Il ruolo fondamentale che l'atmosfera e tutto ciò che respiriamo hanno per noi rende l'inquinamento atmosferico uno dei fattori più discussi e paradossalmente altrettanto ignorato. Con dati alla mano è evidente come sostanze per noi nocive, quali le micro polveri sottili (PM 10 e PM 2.5), il biossido di Azoto (NO2) e le concentrazioni di ozono (O3) ci stiano intossicando lentamente ma inesorabilmente.
A essere preoccupante è che i dati forniti dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (Aea) mostrano una maggiore incidenza e un maggiore numero di morti nel territorio italiano rispetto al resto dell'Europa con un continuo superamento delle soglie raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dei limiti, sebbene più permissivi, fissati dall'UE. Nel 2012sono stati stimati 84.400 decessi distribuiti tra il PM 2.5 (59.500), il NO2 (21.600) e l'O3 (3.300). Dati anche ben peggiori di quelli forniti dal Centro Controllo Malattia attraverso il progetto VVIAS che stimano 59.646 decessi nel 2005 e 35375 del 2010, miglioramento imputato anche a una crisi economica inarrestabile.......

Il pericolo dei suoni molesti 


Ancora più sottovaluto è il pericolo dell'inquinamento acustico. Eppure diversi studi sembrano ormai unanimi a correlare un aumento del rischio di infarti e ictus a città e zone particolarmente rumorose.
Una ricerca della London School of Hygiene & Tropical Medicine, realizzata raccogliendo informazioni sui residenti della capitale britannica tra il 2003 e il 2010, mostra come superare la soglia dei 60 decibel comporti un'incidenza del 4% di perire e la probabilità del 5% tra gli adulti di essere ricoverati in seguito a un ictus, probabilità che sale fino al 9% se si prendono in considerazione gli anziani.....

Acque inquinate


Vale la pena analizzare anche i dati che riguardano le falde acquifere pubblicati dall'ISPRA nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque relativo ai dati raccolti nel 2013-14. L'ISPRA stessa si mostra preoccupata per l'aumento di sostanze inquinanti sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee. Non è un mistero che ciò possa rappresentare un pericolo per la salute.....

Siamo parte integrante della natura


.... Abbiamo un peso non da poco nell'ecosistema, sia nel suo insieme che nelle sue singole parti. Questo ha una correlazione indiretta e talvolta diretta con la nostra salute. Ecco perché è bene tenere a mente che l'ingranaggio della natura non è estraneo a noima noi stessi siamo parte della natura. Allo stesso modo prendercene cura ha come effetto quello di prenderci cura di noi stessi.

27 luglio 2016

Greenpeace :Ai più grandi produttori del mondo di carbonio e' stato chiesto di rispondere alle accuse di violazioni dei diritti umani ...

Tratto da Greenpeace

Ai più grandi produttori   del mondo di carbonio  e' stato chiesto  di rispondere alle accuse di violazioni dei diritti umani per  i cambiamenti climatici

Comunicato stampa - 27 luglio 2016
Manila, 27 luglio 2016 - Alle aziende  ritenute responsabili della maggior parte dei prodotti combustibili fossili che sono stati fabbricati, commercializzati e venduti a partire dalla rivoluzione industriale ed hanno fatto  la parte del leone delle emissioni cumulative globali di CO2 industriale e di  metano, è stato ordinato di rispondere  per i diritti umani  per  una petizione legale  che per la prima volta   ha attivato   un'indagine nazionale per i diritti umani per quanto riguarda i cambiamenti climatici.
Oggi la Commissione per i diritti umani delle Filippine (CHR) ha inviato copia della denuncia (1) presentata dai firmatari, tra cui  i sopravvissuti al  disastro, alcune   organizzazioni comunitarie e Greenpeace Sud-Est asiatico, (2), con una  richiesta ufficiale, (3) alla sede dei più grandi produttori ed  investitore in  combustibili fossili e  di cemento a livello mondiale. L'ordine impone alle imprese di presentare le risposte alla Commissione entro 45 giorni. Le 47 aziende a cui è stata   inviata la petizione e l'ordine di rispondere alle accuse di violazioni dei diritti umani derivanti dai cambiamenti climatici includono Chevron, ExxonMobil, BP, Royal Dutch Shell, Total , BHP Billiton, Glencore, Suncor e Conoco Phillips.
"Siamo stati colpiti per così tanto tempo da tempeste, siccità ... da condizioni meteorologiche estreme, ora aggravate dai cambiamenti climatici. Vogliamo solo vivere una vita dignitosa e tranquilla, senza paura e di essere in balia delle grandi aziende che si preoccupano solo per i loro profitti. La nostra unica scelta è quella di difendere i nostri diritti. Vogliamo che le persone più responsabili  ne debbano rendere  conto. Vogliamo giustizia , per riguadagnare la capacità di proteggere il poco che abbiamo lasciato per i nostri figli ", ha detto Veronica" Derek "Cabe, uno dei firmatari di Bataan, dove le comunità si battono contro gli impianti di stoccaggio del carbone e la proposta di  una nuova   centrale a  carbone e dove uno dei leader della comunità che sostengono  la lotta contro il carbone è stato ucciso il 1 ° luglio 2016. 
 La Commissione ha lanciato un sondaggio  nel 2015 esaminando se i produttori di carbonio più grandi del mondo   stiano violando o minacciando di violare  i diritti di tutti i filippini e  di contribuire in modo significativo al cambiamento climatico globale , non riuscendo a ridurre le emissioni, pur avendo la capacità di farlo. I firmatari hanno chiesto alla Commissione, tra l'altro, di richiedere alle aziende di presentare  i piani futuri  sulle azioni che intendono intraprendere per eliminare,  porre rimedio e prevenire gli effetti devastanti del cambiamento climatico, in un paese noto per essere uno dei posti  del mondo più vulnerabili a questi effetti. La denuncia chiede inoltre alla Commissione di monitorare le persone e le comunità  più acutamente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. "In definitiva, coloro che hanno beneficiato maggiormente dall'  immissione  di anidride carbonica in atmosfera devono sopportare l'onere di evitare lo scempio già  provocato dai cambiamenti climatici. Questo è il primo passo in questo processo.
 Il coraggioso popolo filippino  e' il  primo a a mettere i  produttori di carbonio più grandi del mondo sul preavviso che devono rendere conto delle loro emissioni ", ha detto Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International. Le azioni della Commissione sono senza precedenti. Per la prima volta, una  commissione sui diritti umani nazionali sta   ufficialmente prendendo provvedimenti per affrontare l'impatto del cambiamento climatico sui diritti umani e  valutando la responsabilità di attori privati. Dopo le risposte aziendali verranno  ricevuti  i firmatari  per anticipare le  udienze che  inizieranno nelle Filippine nel mese di ottobre 2016.
 I firmatari chiedono a tali società, i loro  piani e chiedono  ai governi di tutto il mondo dei  seri progetti per mantenere i combustibili fossili sotto terra. Questo è un altro segnale ai produttori di combustibili fossili da parte di persone che non possono continuare  così. Vi è un crescente movimento globale per la giustizia climatica  che sta  lavorando  per rafforzare la capacità delle  persone in tutto il mondo ad agire dentro e fuori i tribunali.
[2] Petitioners include 18 Filipino individuals living on the frontlines of climate change. They are joined by 14 civil society organisations based in the Philippines, including Greenpeace Southeast Asia. 
[3] Republic of the Philippines, Commission on Human Rights, Order, In Re: National Inquiry on the Impact of Climate Change on the Human Rights of Filipino People, 21 July 2016. 

Roma 23 settembre 2016 convegno “I procedimenti penali per i tumori professionali: Giustizia o Ingiustizia?”.

Tratto da Isde

Un convegno sui procedimenti penali per i tumori professionali

AmbienteG_316x180_41Associazione Italiana Esposti Amianto (AIEA), Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, Legambiente, Medicina Democratica, Cittadini reattivi e il Sen. Felice Casson organizzano per Venerdì 23 Settembre 2016 presso il Senato della Repubblica (Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica 72, Roma) il convegno “I procedimenti penali per i tumori professionali: Giustizia o Ingiustizia?”.
Per saperne di più clicca qui

25 luglio 2016

"Environment, cancer" :Terra dei Fuochi, incidenza dei tumori all'11% sopra la media.

Tratto da Repubblica.it
Dall'amianto, alle polveri sottili, ai metalli pesanti, ai pesticidi, la storia dei nostri giorni è piena di potenziali cancerogeni. Ma quanto è chiaro e preciso il nesso tra ambiente e tumori? In base ai dati dell'ultimo Rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità (gennaio 2016), il quadro epidemiologico della popolazione residente nei 55 Comuni della Campania che la Legge 6/2014 definisce come "Terra dei Fuochi" è caratterizzato "da un'incidenza dei tumori negli uomini della provincia di Napoli superiore dell'11% a quella della popolazione di riferimento e una mortalità superiore anch'essa dell'11%. Nelle donne i corrispondenti superamenti sono rispettivamente del 9% e 7%. Nella Provincia di Caserta per quanto riguarda la mortalità l'eccesso è del 9% fra gli uomini e del 4% fra le donne". 

23 luglio 2016

Tirreno Power : politici salvi, il disastro rimane.«Ma allora sono tutti degli angioletti »

Tirreno Power: politici salvi, il disastro rimane

Parla l’ex procuratore“padre”dell’indagine ...
«Ma allora sono tutti degli angioletti»...



«Sa cosa le dico? - aggiunge Granero - Sono soddisfatto così, il mio dovere l’ho fatto e ogni mattina che mi sveglio e mi guardo allo specchio sorrido». Il disastro doloso, però, contestato solo ai vertici dell’azienda, ha lasciato il posto al disastro colposo ambientale e sanitario.
«Il carbone comunque a Savona non c’è più» 

ribadisce Granero per un saluto al vetriolo. L’ex procuratore spera nelle parti civili per mettere alla berlina, con intercettazioni e testimonianze, molti personaggi usciti dalla vicenda e che per Granero avrebbero giocato un ruolo importante, con le loro decisioni, alle conseguenze sulla salute pubblica.

21 luglio 2016

WWF Clima, l’Ue predica bene e razzola male.

Tratto da Greenreport

Clima, l’Ue predica bene e razzola male. Wwf: obiettivi «troppo deboli»

La proposta arrivata dalla Commissione Ue per il 2030 «non allineata con gli impegni climatici internazionali»
[21 luglio 2016]
cop 21 clima inquinamento
Le proposte avanzate dalla Commissione europea in fatto di clima in merito all’Effort-sharing decision (Esd), ovvero la suddivisione – con target 2030 – degli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti per tutti i settori non compresi nello schema di scambio (Ets), non riflettono adeguatamente l’impegno internazionale assunto dall’Europa a Parigi di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, e di continuare gli sforzi per limitare l’aumento di 1.5°C. È netta la posizione del Wwf in merito alla proposta arrivata ieri da Bruxelles e che, molto concretamente, riguarda il 60% delle emissioni Ue.
La Commissione europea è «sorprendentemente non allineata con gli impegni climatici internazionali – sottolineano dal Panda – e ha incluso nella sua proposta anche delle ‘scappatoie’ che permetteranno ai Paesi di barare sulle azioni reali per il clima. Questo nonostante il Commissario europeo al Clima, Arais Can᷈ete, fosse stato tra coloro che a Parigi avevano pubblicamente indicato quello di 1,5°C  come limite del riscaldamento globale cui mirare».
Così dunque, non va. Vanno chiuse  le scappatoie e va introdotta una revisione quinquennale degli obiettivi, in modo da aumentare l’ambizione complessiva, in linea con l’accordo di Parigi. D’altronde, ricordano dal Wwf, già nell’ottobre 2014 i capi di Stato dell’Ue «hanno deciso di ridurre le emissioni “almeno” del 40% entro il 2030 così da raggiungere una riduzione del 90-95% entro il 2050». Il Wwf, insieme alle altre associazioni ambientaliste, ha criticato questi obbiettivi in quanto «troppo deboli e insufficienti per vincere la battaglia contro il cambiamento climatico». Due anni dopo, nonostante la firma dell’Accordo di Parigi, non sembra ancora sia cambiato molto.

20 luglio 2016

ISDE- Terra dei fuochi, il progetto per studiare gli effettidell’inquinamento sulla fertilità

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Terra dei fuochi, il progetto per studiare gli effetti dell’inquinamento sulla fertilità


E se invece che dalla conta dei tumori e delle malattie causate dall’inquinamento in zone ad alto rischio ambientale si partisse dalla prevenzione e dal monitoraggio del liquido seminale per capire il livello di salubrità di una determinata zona? E’ questo l’obiettivo di Ecofoodfertility, progetto di ricerca internazionale nato dal basso per indagare gli effetti di inquinamento e alimentazione sulla fertilità.
Il progetto mette al centro della ricerca gli spermatozoi che, per facile reperibilità e alta sensibilità agli inquinanti ambientali, sono considerati dei bioindicatori “ideali” del danno ambientale e sentinelle attendibili della stato di salute dell’uomo. Cerchiamo di capirne di più dal dott. Luigi Montano  uroandrologo ISDE (Ass. Italiana Medici per l’Ambiente)

Qualenergia :Per disinvestire dalle fonti fossili ci vogliono banche carbon-free

Tratto da Qualenergia

Per disinvestire dalle fonti fossili ci vogliono banche carbon-free

Un articolo del Guardian rilancia il tema del disinvestimento da carbone, petrolio e gas. Qualche consiglio su come eliminare i propri risparmi dai fondi “sporchi” e riposizionarli su prodotti finanziari più ecosostenibili. E poi c'è il rischio bolla del carbonio che potrebbe colpire l’industria delle fossili.
Disinvestire dalle fonti fossili per reinvestire nelle energie pulite: che cosa comporta, in concreto, una simile strategia? Quali scelte abbiamo davanti?
L’argomento è stato ripreso da un articolo del Guardian, che a sua volta ha citato una guida finanziaria pubblicata di recente da Ethical Consumer, un magazine britannico dedicato al consumo etico e responsabile di prodotti e servizi. Ci sono diverse campagne per il disinvestimento da carbone, gas e petrolio. Peraltro, sono “solo” duecento all’incirca le compagnie che possiedono la fetta maggiore delle riserve mondiali di carbone e idrocarburi.
L’obiettivo delle iniziative fossil-free è coinvolgere innanzitutto gli investitori istituzionali come fondi pensione, università, istituti religiosi, compagnie assicurative, cercando di ridurre il più possibile la loro esposizione finanziaria su azioni e obbligazioni legate all’industria “sporca” ........
Per quanto riguarda l’energia, quindi, disinvestire dalle fonti fossili significa credere anche nello scoppio della cosiddetta bolla del carbonio. Le società che più di tutte hanno puntato sulle risorse tradizionali, sostengono i promotori delle campagne fossil-free, sono destinate a implodere, perché si ritroveranno, presto o tardi, con una serie di attività e infrastrutture non più remunerative.
Piattaforme offshore obsolete, pozzi di shale gas esauriti o troppo costosi da mantenere in funzione, centrali termoelettriche sopravanzate dagli impianti eolici e solari: ecco qualche esempio di stranded assets, cioè beni che andrebbero eliminati. Il problema è che per eliminarli in molti casi bisogna sopportare costi elevati per smantellamenti e bonifiche ambientali.
Allora è meglio prevenire il rischio bolla e scommettere su altri settori dell’economia verde?  Continua a leggere su Qualenergia