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12 settembre 2017

Isde Perché il “modello pugliese” di decarbonizzazione non è la migliore scelta possibile

Tratto da Isde

Perché il “modello pugliese” di decarbonizzazione non è la migliore scelta possibile

Autore: Dr. Agostino Di Ciaula  – Presidente Comitato Scientifico ISDE Italia
La Puglia ha il primato nazionale di emissioni di gas serra e inquinanti da emissioni industriali. Questo ha generato e continua a generare criticità sanitarie da inquinamento industriale ormai da anni ben documentate su riviste scientifiche internazionali. È dunque urgente limitare il livello di rischio sanitario dei pugliesi ricorrendo a scelte sostenibili.
Una delle soluzioni alle quali guarda, in questo momento, la Presidenza della Regione Puglia (apparentemente la principale) è la cosiddetta “decarbonizzazione”: sostanzialmente si riconduce il problema ambientale e sanitario pugliese a due soli impianti (Cerano e ILVA), auspicando la semplice sostituzione di un combustibile fossile (il carbone) con un altro combustibile fossile (il metano), come se questa fosse l’unica possibilità e, soprattutto, come se fosse una possibilità sostenibile e dimenticando comunque tutto il resto.
La sostituzione tra combustibili fossili (in particolare metano per carbone) è stata in più occasioni proposta anche a livello internazionale come soluzione possibile per fronteggiare le conseguenze dei cambiamenti climatici, suscitando tuttavia numerose obiezioni.
L’allontanamento dal carbone come fonte energetica è un’ovvia necessità, universalmente valida ed urgente per numerose ragioni economiche, ambientali e sanitarie. Se dovessimo porre su una scala gerarchica il potere inquinante dei combustibili fossili ci sarebbero, senza dubbio, al primo posto carbone e pet-coke, all’ultimo il metano.
Tuttavia, questo non significa affatto che la combustione del metano non sia inquinante e che non possa avere conseguenze ambientali e sanitarie rilevanti. Anche la combustione di metano inquina, genera considerevoli quantità di gas serra e conseguenze sanitarie ed economiche misurabili e, soprattutto, in molti casi evitabili.
Bruciare gas naturale riduce di circa il 50% le emissioni di CO2 rispetto al carbone, ma il 50% non è abbastanza. L’obiettivo al quale la CE deve puntare (con rapidità) è la riduzione almeno dell’80% entro il 2050 e l’azzeramento entro fine secolo. Sostituire il carbone con il metano non sembra dunque essere un ponte verso un futuro meno inquinato ma una strada più lenta che conduce verso pericolosi ritardi nel raggiungimento degli obiettivi previsti e verso probabili e irreversibili conseguenze.
Alle insufficienti riduzioni nella produzione di CO2 si deve aggiungere il pesante effetto clima-alterante delle emissioni fuggitive. Il metano, infatti, ha un effetto clima-alterante circa 84 volte più potente del carbone nel breve termine, circa 30 volte nel lungo termine. È stato calcolato che le emissioni fuggitive legate all’uso del metano ammontano, in media, all’1-9% del gas prodotto, l’equivalente delle emissioni di circa 35-314 centrali a carbone.
Infine, puntare ancora sulla produzione di energia da fonti fossili (anche se le meno inquinanti) ritarda ancora il necessario sviluppo delle fonti rinnovabili, la vera strada verso un futuro sostenibile. Per tornare in Puglia, il recente studio Forastiere sugli impianti inquinanti di Brindisi ha stimato emissioni di PM10 e SO2 fino a 20 ton/anno da una centrale a ciclo combinato (alimentazione a metano, vedi Figure).
Uno studio pubblicato nel 2012 su una rivista internazionale ha dimostrato conseguenze sanitarie misurabili a carico dei residenti nelle aree limitrofe ad un impianto pugliese di produzione di energia elettrica alimentato con gas naturale1. È stato calcolato che i costi sanitari delle emissioni da combustione di gas naturale per fini energetici ammontano a circa 0.096 US$ per kWh di energia generata. Nel caso di una sola centrale da circa 700MW alimentata a gas naturale questo significa un costo di 4.76 milioni di US$2, principalmente sostenuto da un aumento della mortalità a lungo termine, dalla compromissione delle attività quotidiane, da patologie respiratorie.
Da tale stima sono escluse le possibili ricadute in età pediatrica, in termini di riduzione della fertilità, in gravidanza e sulle generazioni future. Gli impianti alimentati a gas naturale contribuiscono in maniera considerevole alle concentrazioni atmosferiche di metano incombusto (emissioni fuggitive) e di CO2 (in seguito a combustione) a livello urbano e sub-urbano3 e generano elevate emissioni di NOx e formazione di particolato secondario 4, con conseguente aumento dei numerosi rischi sanitari legati a tali sostanze inquinanti.
Inoltre qualsiasi combustibile fossile, incluso il gas naturale56, contiene materiale radioattivo (“naturally occurring radioactive materials”, NORM). È stata documentata la presenza di radionuclidi nei prodotti di combustione del gas naturale, con maggiori emissioni di 210Po e 210Pb da parte di centrali alimentate a gas naturale, rispetto a quelle alimentate a olio combustibile7. Indipendentemente dalle possibili conseguenze ambientali e sanitarie direttamente causate dalle emissioni derivanti dalla combustione del gas naturale, è dunque opportuno sottolineare che la semplice sostituzione del carbone con il gas (soprattutto per l’incremento in termini di inquinanti gassosi) certamente non migliorerebbe in tempo utile e in misura adeguata le emissioni pugliesi di gas serra, già ora molto critiche per la presenza della Puglia in cima alla graduatoria a livello nazionale.
Secondo un autorevole studio della Stanford University 8, i “costi sociali” delle emissioni di CO2 (insieme dei costi da danni sanitari, danni all’agricoltura, varie conseguenze del cambiamento climatico etc.) sono pari a 220 dollari/ton CO2. Nonostante l’impossibilità di eseguire un calcolo attendibile (in assenza di informazioni previsionali dettagliate), è indubbio che i costi indiretti generati dalle solo emissioni di gas serra successive all’impiego del metano sarebbero comunque cospicui e si sommerebbero a quelli già originati dalle emissioni gassose prodotte da altre sorgenti inquinanti. Continua a leggere qui isde.it

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